Il nemico ritrovato

dalle compagne e i compagni di Punto di rottura-Milano

IL NEMICO RITROVATO

Stamattina, ancor prima dell’alba, a un’ora davvero improponibile, i Ros
hanno eseguito dodici mandati d’arresto (sette in carcere e cinque
misure custodiali non detentive con varie restrizioni) a Bologna, Milano
e nel fiorentino.  L’inchiesta è condotta dal pm Stefano Dambruoso della
procura di Bologna, che a partire dalle sue fantasistiche, e
pesantemente offensive per il buon senso, inchieste sul “terrorismo
islamico” ha costruito una fortunata carriera politica, prima di tornare
a occuparsi dei compagni, come aveva iniziato a fare dal ’96.
Le accuse, in quest’ultima operazione (denominata ‘Ritrovo’), sono: art.
414 (Istigazione a delinquere), art. 639 (Deturpamento e imbrattamento),
art. 635 (Danneggiamento), art. 423 (Incendio) contestato a una persona.
A condire e “sostantivare” a fini repressivi il tutto, ecco il 270bis
(Associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di
eversione dell’ordine democratico), perché “un 270bis non si nega a
nessuno”, come scrisse un compagno avvocato. In questo caso il 270bis è
stato contestato a chi ha la misura cautelare in carcere.
Nel momento in cui scriviamo, non abbiamo ancora avuto modo di leggere
‘le carte’ giudiziarie, stando a quanto riporta la stampa, la tesi
dell’accusa parla di “una associazione finalizzata al compimento di atti
di violenza con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine
democratico dello Stato italiano, con l’obiettivo di affermare e
diffondere l’ideologia anarco-insurrezionalista, nonché di istigare, con
la diffusione di materiale propagandistico, alla commissione di atti di
violenza contro le Istituzioni politiche ed economiche dello Stato
impegnate nella gestione dei Centri Permanenti di Rimpatrio e nella
realizzazione di politiche in materia migratoria”. Gli inquirenti
parlano anche di un’“articolata trama di rapporti tra gli attuali
indagati e diversi gruppi affini, operanti in varie zone del territorio
nazionale” con lo scopo di “contrastare, anche mediante ricorso alla
violenza, le politiche in materia di immigrazione e, in generale, le
istituzioni pubbliche ed economiche, con indicazione di obiettivi da
colpire e le modalità di azione”. Insomma, ciò che un giornale come Il
Messaggero riassume brillantemente nel titolo “promuovevano la lotta
contro lo Stato”.
Due considerazioni finali:
1)Lapalisse è vivo e lotta insieme a noi! Quale anarchico – e quale
compagno in quanto tale – non cerca di promuovere “la lotta contro lo
Stato”? Lo Stato farebbe prima a dire che “è severamente vietato essere
anarchico. I trasgressori saranno puniti a norma di legge”.
2)Proprio in tempi di “emergenza Coronavirus”, di “andrà tutto bene”, di
lotta comune contro il comune nemico invisibile, lo Stato sa bene qual è
il suo nemico, e cerca di colpirlo in ogni modo, anche ricorrendo a uno
strumentario giuridico d’eccezione, com’è appunto il “diritto penale del
nemico”. Infatti nel comunicato della procura di Bologna si possono
leggere parole estremamente chiare al riguardo: “In tale quadro,
l’intervento, oltre alla sua natura repressiva per i reati contestati,
assume una strategica valenza preventiva volta a evitare che in
eventuali ulteriori momenti di tensione sociale, scaturibili dalla
particolare descritta situazione emergenziale, possano insediarsi altri
momenti di più generale ‘campagne di lotta antistato’ oggetto del citato
programma criminoso di matrice anarchica”.

il ministro dei temporali
in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia
con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni
voglio vivere in una città
dove all’ora dell’aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue
o di detersivo
a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
eravamo gli ultimi cittadini liberi
di questa famosa città civile
perché avevamo un cannone nel cortile

Stefania libera
Elena, Nicole, Emma, Ottavia, Duccio, Guido, Zipeppe, Leo, Martino,
Tommi, e Angelo libere e liberi

Milano, 13 maggio 2020

Punto di Rottura

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