Cardini da smontare

Questa nostra lotta è la lotta di chi
non vuole più servir
di chi è ormai cosciente della forza che ha
e non ha più paura del padrone
di chi vuol trasformare il mondo in cui
viviamo
nel mondo che vogliamo
di chi ha ormai capito che è ora di lottare
che non c’è tempo di aspettare

Canzoniere pisano,1971

“Cardini da smontare”

Note a partire dallo sgombero di stamattina a Primavalle, qui a Roma.

Siamo convinte che in qualsiasi tipo di lotta sia necessaria una visione strategica, sia necessario porsi il problema di smontare i momenti fondanti del neoliberismo e questo significa impostare lotte politiche. Questa mattina c’è stato lo sgombero di un fabbricato occupato a Primavalle, l’ex scuola in via Cardinal Capranica. Non è una novità, gli sgomberi di stabili occupati, abitativi e/o sociali, sono stati la norma per anni in questa città sotto la gestione del PD e collaterali. Quindi niente di nuovo sotto il sole. E’ una problematica che non può essere affrontata da un punto di vista umanitario, né questa né quella sull’immigrazione, né quella sulla precarietà delle esistenze…né tutte le altre ancora.  E’ necessario smontare i cardini su cui è ancorata l’impossibilità di diffondere e difendere le occupazioni vale a dire la legalità, la non violenza, la delega. Perché diffondere e difendere le occupazioni è frutto di un rapporto di forza che non può essere basato  su un posizionamento pietistico ma sulla consapevolezza della differenza tra sfruttatore e sfruttato, dominante e dominato, oppressore e oppresso. Il paradigma del diritto va completamente ribaltato, non è una questione di diritti, è una questione di riprendersi quello che ci appartiene, che è già nostro e ci è stato sottratto. La legalità non è altro che la mistificazione dei rapporti di forza e la loro traduzione in norme che i subalterni sono costretti ad osservare pena la condanna sociale e penale. Smontare quindi il paradigma della legalità a cui è strettamente legato quello della non violenza è un passaggio necessario, fondante e imprescindibile di qualsiasi lotta si voglia portare avanti. Ma smontare il feticcio della legalità comporta diffondere disubbidienza civile in tutti gli ambiti, dal non pagare i biglietti dell’autobus al non pagare le multe, dal rifiutarsi di pagare tasse e gabelle alla rifiuto del controllo attraverso i tornelli, le impronte digitali…l’elenco è talmente lungo che non si sa da dove cominciare e dove finire, ma una cosa è certa: su tutto questo non c’è neppure una parvenza di inizio di lotta. 

Questo è uno stralcio della prima pagina di Lotta Continua dell’11 dicembre del 1970 perché la storia e la memoria sono uno strumento potente per il presente e per ricordare sempre che solamente noi stesse/i possiamo e dobbiamo farci carico della nostra liberazione. 

  […]

  • in questa società schifosa che distrugge la voglia di vivere, l’intelligenza delle masse, la natura
  • in questa società schifosa che vive dello sfruttamento di milioni e milioni di uomini, donne, bambini e vecchi da parte di un pugno di padroni bastardi
  • in queste città trasformate in galere dove tutto: la fabbrica, il quartiere , la caserma, la scuola, l’asilo è contro i proletari, contro la loro volontà di crescere, sviluppare la propria forza, conoscere, imparare collettivamente
  • in queste città razziste dove tutto divide gli sfruttati, gli uomini dalle donne, i genitori dai figli, i proletari emigrati dai locali, gli operai dagli studenti

in queste città

SIAMO TUTTI STRANIERI, SIAMO TUTTI EMIGRATI

Tutto ciò che esiste, l’intera società, la ricchezza delle nazioni, l’abbiamo costruito noi, è il prodotto del nostro lavoro sfruttato, della nostra miseria. E’ TUTTO NOSTRO!

PRENDIAMO TUTTO, PRENDIAMO LA SOCIETA’, PRENDIAMOCI LA CITTA

Prendiamoci le case, le scuole, i trasporti, gli asili. Le piazze, le strade devono diventare i luoghi in cui riconoscerci, unirci, discutere, decidere e lottare. Impariamo a vivere in un modo nuovo: impariamo ad odiare i nostri nemici e ad essere solidali con i nostri compagni. […]

Perché noi Vogliamo la luna!

Le coordinamente

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