Solidarietà a Nadia Lioce

Oggi 4 maggio, in occasione della nuova udienza per il processo a Nadia Lioce per la protesta da lei attuata contro le durissime condizioni di detenzione in regime di 41 Bis a cui Nadia è sottoposta da 13 anni e che le sono state rinnovate per due anni ancora, si è svolto un presidio di solidarietà e di lotta davanti al tribunale de L’Aquila e presidi anche  in altre città.

qui potete leggere l’opuscolo pubblicato dalle compagne del MFPR sull’assemblea che si è svolta il 19 aprile a Napoli alla Mensa Occupata

https://femminismoproletariorivoluzionario.files.wordpress.com/2018/05/opuscolo-mensa-ok.pdf

Questo uno stralcio:

Dall’introduzione delle compagne di
Mensa Occupata:
“il carcere non è riformabile, pensiamo
che il carcere vada abbattuto…
Rompiamo l’isolamento carcerario…

Stasera parleremo di un tema importante quello del carcere con un particolare
riferimento alla compagna Nadia Lioce in 41 bis ormai dal 2006.
Quando parliamo di detenzione ci teniamo a ricordare sempre che sia quando
è portata avanti nei confronti di compagni militanti rivoluzionari sia
contro detenuti comuni, intendiamo parlare sempre comunque di detenzione
politica.

Dopo il presidio in solidarietà alla compagna Nadia Lioce ben 31 compagni
hanno ricevuto delle denunce per manifestazione non autorizzata ed è
anche per questo che oggi abbiamo deciso di organizzare questa iniziativa
per dare comunque risalto e voce a questo atto gravissimo che è accaduto
a L’Aquila. Infatti ci teniamo a sottolineare la volontà da parte dello Stato
di criminalizzare le lotte, la solidarietà e di continuare a reprimere ancora
una volta chi cerca di resistere, chi cerca di essere quel ponte dall’interno
delle carceri all’esterno che vada a rompere l’isolamento carcerario. Anche
questi esempi dimostrano come la repressione sia politica in ogni sua
forma; riteniamo che non esista distinzione tra detenzione politica e quella
comune rispetto a chi ogni giorno resiste in questa società e combatte
per portare il piatto a tavola.
E’ importante per noi sottolineare anche la composizione carceraria. Basti
pensare che la maggior parte dei detenuti oggi è in carcere per reati contro il
patrimonio, quindi ancora una volta è chiaro come ci si ponga sempre a
difesa dei valori delle classi dominanti.
Noi stessi viviamo in un carcere a cielo aperto, basti pensare alle telecamere,
alla militarizzazione delle città; anche a Napoli il centro storico sta
cambiando in ogni sua forma, troviamo militari in ogni angolo, telecamere
ovunque, in una città ormai a misura di turista non a misura di chi nella
città ci vive, una città dove per la repressione, anche grazie a quello che è
stato il decreto Minniti, non c’è più la possibilità di sopravvivere all’interno
di un centro vetrina e dov’è sempre di più le classi sociali emarginate
vengono cacciate dal centro storico alla periferia.
Il carcere è la punta di iceberg della repressione.[…]

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