Resto qui!

da scateniamotempeste.wordpress.com

Di ScateniamoTempeste

Godersi l’estate: ovvero una tenda e un’automobile per arrivare fino agli anfratti della costa atlantica della Cantabria e dei Paesi Baschi, passando per la Provenza e il Sud della Francia. Pochi soldi. Spesi tutti. Forse è l’ultima vacanza per un bel po’.

Da qui nasce la riflessione che segue, da un viaggio con le orecchie attente e gli occhi aperte, le cui conclusioni potete leggere nel titolo, “resto qui!”.

Da Arles a Zarautz, da Donostia a Bilbo, da punta de Ajo a Santander, dalla campagna più remota della Cantabria a Vitoria-Gasteiz, fino ad arrivare ad Avignone, un succedersi di luoghi, paesaggi, feste, modi di vivere, più o meno – ma forse meno – diversi dal nostro, eppure e nonostante tutto, un viaggio nella terra del capitale, con sacche di resistenza più o meno forti, con luoghi più o meno liberi e liberati, dove alle feste può suonare nella piazza principale un gruppo oi! Antifascista e al contempo, nella piazza accanto, una trans dalla voce suadente ma, quando mi giro intorno, constato che qui, ovunque, abbiamo perso o stiamo perdendo. I Paesi Baschi terra di compagni, certo, ma anche di grandi contraddizioni, dove il Partito Nazionalista porta avanti una politica reazionaria e conservatrice e dove ogni singolo anfratto di terra è oramai proprietà privata. Belle colline con vista sull’oceano, cantiere di cento palazzi tutti uguali, tutti per un ceto medio che non può più permettersi casa… Forse dunque segno di qualche speculazione edilizia. Non si vede più il mare, ma poco importa: nel nome del profitto! Da un municipio di una città grande sventola lo striscione “Eta ez!”, “No Eta!”, condanna della lotta e della lotta armata… di sapore vagamente casalingo, anche se in Italia non c’è nemmeno più bisogno di sventolare striscioni, che il 99% degli italiani il “terrorismo” o non sa cos’è o lo ha già condannato: 1 a 0 per la politica di regime! In una città sul mare, ai confini con la Cantabria, infatti trovo la via “vittime del terrorismo”. Sranno le vittime de terrorismo nero rosso jiahdista tutte assieme, un bel melting pot di terrorismo… Mi disgusta la manipolazione della storia, dei saperi e della realtà ma così è: mi incazzo e ne prendo atto.

Mi arrendo! Eppure ci sono i compagni e le compagne: queste ultime hanno scritto un manualetto di autodifesa femminista, interessante, dove si dice molto e si dice anche che noi donne siamo libere di denunciare e anche di non denunciare i nostri aggressori, se non crediamo nella giustizia dello stato. Mi rinfranco. Mi sento coccolata dalle parole. Donne come me mi strappano un sorriso.

Ogni parcheggio su ogni spiaggia di ogni località periferica è a pagamento, svettano nuovi e vecchi ipermercati, mostri di 20 piani sorgono anche nel paesino più misero, non certo case per il popolo, mentre il centro della città, dove i poveri non riescono più a stare, è per metà dorato e per metà abbandonato, in attesa del prossimo investimento di qualche speculatore. No campeggio libero da nessuna parte. Guardie armate di pistola e manganello nei musei. Ovunque merci. Ovunque le stesse merci, gli stessi abiti, le stesse scarpe, le stesse canzoni, le stesse marche. Economie rurali e semplici spazzate via.

In Francia, ad Avignone, il sabato sera, il centro è sotto coprifuoco. A mezzanotte chiude tutto. Devi conoscere i nomi dei luoghi dei locali notturni, altrimenti, siete tu e la tua ombra. Ogni passo riecheggia! Altro che clima securitario: io mi sento più al sicuro fra 1000 persone in festa che di strada di notte da sola! Mi stringo al mio compagno, faccio la femmina da difendere e storco il naso. Mi viene in mente la legge sul femminicidio che, come un bello spot, il parlamento del mio paese ha appena votato, e penso che non servirebbe, se la gente stesse meno nelle case e più nei luoghi pubblici e si parlasse, si unisse. Ma c’è una precisa volontà di debellare il male dei luoghi pubblici, così non ci si parla, non ci si scambiano idee, non si fomentano rivolte, non ci si libera! Detto così sembra un’atmosfera da controllo sociale in stile orwelliano: lo è. Da soli non ci si aiuta e si alimentano sospetti, paure. Chi è il diverso che ci ruba in casa stasera? Chi attenta alla purezza dei nostri figli e delle nostre figlie? Chi è il nostro nemico più vicino? La nera dei viali, il rumeno ubriaco, il disoccupato incattivito, la ragazza con il passamontagna?

Eppure ho passato anni interi a sognare di girovagare per l’Europa, pensando che la libertà e la joie de vivre che avevano gli spagnoli e le spagnole noi ce la scordavamo! Ho pensato per anni di fare l’artista spiantata e un po’ bohèmienne a Montmartre! E ora che mi succede? O che succede al continente in cui vivo? Sono io che ho altri occhi, sono io pessimista? Sono io che non mi so più divertire o qualcosa ora è così evidente che non riesco nemmeno a tracciarne bene i confini? Come una sostanza collosa si attacca a tutto, ci toglie fiato, rende merce la terra, l’aria, l’acqua, i sogni… Ci toglie la voglia, le forze, il tempo per pensare. Bisogna essere molto forti o molto stupidi per ribellarsi! A Milano, come a Roma, come a Madrid, come a Bilbo, come ad Arles, come a Parigi, Londra, Lisbona, Porto…

Per quest’anno dunque decido che sto qui! Resto!

Del resto, un grande male affligge l’Europa intera, si chiama capitalismo!

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