Far cadere il velo

Ho seguito con un certo disimpegno le vicende politiche italiane dalle elezioni alla rielezione di Napolitano come Presidente della Repubblica. Con disimpegno, per l’appunto, in quanto completamente convinta di non essere per nulla rappresentata all’interno delle istituzioni e che nessun movimento o partito politico rappresenti, più in generale, gli interessi delle cittadine e dei cittadini e di tutti quelli/e che si trovano a vivere e lavorare sul territorio italiano. Disimpegno però non significa qualunquismo o superficialità: significa distacco rispetto alla politica istituzionale e la convinzione che si può fare e avere un’identità politica al di fuori e al di là.
Quindi la rielezione di Napolitano ha quasi suscitato in me quasi una certa ilarità: si è disvelato anche ai più tonti che chi ci rappresenta, nostro malgrado, non solo non è intenzionato a rinnovare e rinnovarsi – “rinnovamento” è parola, tra le altre cose, pregna di insidie – ma a continuare la politica del “destra parlamentare e sinistra parlamentare siamo la stessa cosa”, un Giano bifronte, diversi magari nell’autorappresentazione, uguali nella sostanza.

Certo, se il Pd avesse appoggiato la candidatura di Rodotà, avrebbe certamente fatto un’altra figura rispetto al suo elettorato e il non averlo fatto ha fatto calare il velo dell’ipocrisia… In ogni caso, poco sarebbe cambiato rispetto alle scelte che il nuovo governo andrà a fare e alle scelte di politica interna ed estera che il centro-sinistra fa da sempre.

Ciò che stupisce oggi sono elettori e elettrici del Pd, militanti e simpatizzanti, che gridano con orrore all’inciucio con le destre, al tradimento delle promesse elettorali. Mi stupisco anche che alcuni sedicenti compagni e compagne si strappino i capelli di fronte alle scelte del Partito democratico e alla linea tenuta dopo i risultati elettorali. Il Partito democratico non è un partito di compagni, non è di sinistra, tanto meno è marxista (oggi ho anche sentito, con orrore per le mie orecchie, persone che si appellavano alle origini comuniste da cui esso sarebbe sorto!). Ce lo possiamo dire onestamente che quella non è sinistra e che chiunque sia di sinistra non può non vedere l’inganno?

Ma vogliamo dirlo una volta per tutte che il Pd è un partito che da vent’anni sta facendo una politica liberista e liberale, di destra, che è per le privatizzazioni, che non è a fianco e a sostegno delle fasce più deboli, delle lavoratrici e dei lavoratori, che firma la Turco-Napolitano (per l’appunto!) contro il diritto di un essere umano ad essere libero, che avvalla la legge Biagi sul lavoro e l’affossamento dell’articolo 18, che vota i finanziamenti alle scuole private e i tagli alla sanità e all’istruzione pubbliche, che si lamenta dei tagli invece solo quando li fanno le destre (e non sempre), che ha avuto e ha nelle sue schiere diversi sindaci sceriffi (vi ricordate Cofferati a Bologna?), che vota le guerre umanitarie? Vi aspettate che faccia una politica coerente con i valori tradizionalmente di sinistra? Credete che prenda delle decisione in nome di una certa giustizia sociale?

Non c’era bisogno dell’elezione del Presidente della Repubblica, per vedere il vero volto di questo partito, bastava buttare l’occhio un po’ oltre la propaganda di sé che ogni gruppo politico fa. Uno/a è poi libero di sentirsi rappresentato/a da questo partito o di prenderne le distanze, sapendo chi va a sostenere e quali idee

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