Ascoltate questa sera Zardins Magnetics/ giovedì 1 aprile 2021

Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.

FM 90.0 MHz https://radioondefurlane.eu/
https://www.facebook.com/radiazioneinfo/
https://zardinsmagneticsradio.noblogs.org/

Gli argomenti:
– il modello israeliano, modello militare e propagandistico
– biotecnologie
– la sentenza al processo per la mega tangente ENI – Nigeria
– editing genetico

Per contatti
Assemblea permanente contro il carcere e la repressione
liberetutti@autistiche.org

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Forza Dana! Forza NoTav!

notav.info

Il 14 aprile il Tribunale di Sorveglianza di Torino si esprimerà nuovamente sulla possibilità di applicare le misure alternative al carcere, per il proseguo della pena di due anni a cui è stata condannata Dana per la manifestazione “Oggi Paga Monti” del 2012.

Nei 30 anni di lotta abbiamo imparato che i momenti più duri si superano stando insieme, la solidarietà è un’arma e l’abbiamo sperimentato in tante occasioni. In questi oltre sei mesi di detenzione di Dana sono state tante le iniziative a sostegno che abbiamo costruito proprio perché “Si parte e si torna insieme” non è solo uno slogan vuoto, al contrario è una metafora che portiamo avanti con profondo impegno.

Per queste ragioni, in vista dell’udienza del 14 aprile, abbiamo lanciato la campagna comunicativa per la liberazione di Dana, che ripercorre le varie motivazioni che l’hanno portata ingiustamente in carcere dal 17 settembre 2020.

Siamo consapevoli che l’arresto di Dana afferma l’applicazione di un modello prettamente punitivo volto a intimidire il movimento e le persone e minacciare il diritto al dissenso, di parola e di espressione. Come sappiamo che le stesse motivazioni della sentenza del Tribunale di Sorveglianza sono davvero assurde e Dana è stata punita esclusivamente perché No Tav. Continua a leggere

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La molla che ti spinge a reagire

[…]Chi non percepisce il pericolo di questa deriva autoritaria, chi reclama come unica soluzione le scelte imposte da Stato e tecnici, è meglio che si dia una sonora svegliata, perché non lottare ora contro certe politiche che tendono a medicalizzare la società in senso repressivo, che tendono ad escludere le libertà degli individui, sarà poi svegliato dall’amara realtà di ritrovarsi rovesciata addosso tutta la passività accumulata.[…]

La molla che ti spinge a reagire

da ilrovescio.info

“… alla mancata evidenzia di idonei dati fattuali da cui inferire il sostanziale distacco dall’ambito ideologico”.

Questa è una delle frasi finali del rigetto – datato il 17.03.2021 – della Corte D’Assise d’Appello di Trento riguardo alla richiesta di revoca delle misure a cui sono sottoposti i compagni e le compagne inquisiti nell’Operazione Renata. I burocrati di tribunale – tramite le veline dei ROS e Digos – cercano di giustificare gli ormai 16 mesi di misure (obbligo di dimora con rientro notturno) con cui li tengono ristretti nei loro obbligati domicili. La loro paura è che ritornino nei lidi in cui per anni hanno vissuto e lottato, e quindi che possano riprendere le proprie attività a loro avviso pericolose. Spremendo le tre paginette dell’argomentazione del rigetto sono questi i motivi delle continue restrizioni. Il fatto che in Trentino gli anarchici non siano spariti, e neanche le pratiche di attacco, il fatto che la solidarietà nei loro riguardi sia ancora viva, il fatto non abbiano né detto né scritto nessuna abiura alle idee anarchiche, e quindi al proprio pensiero e alla propria etica, è motivo per i nostri nemici per continuare a tenerli ristretti con delle misure che nemmeno per un giorno saranno utili allo scopo di scontare le pene che sono arrivate, confermate in secondo grado il 22 febbraio davanti alla Corte d’Assise di Trento.

Probabilmente la figuraccia fatta (la caduta, per l’ennesima volta, di ogni reato associativo e “finalità di terrorismo”) da parte della Procura di Trento con annessi scagnozzi con i distintivi, nel cercare di fermare chi per loro è motivo di grattacapi e di buchi nell’acqua investigativi, spinge questi signori a far sì che in qualche modo i loro sospetti cadano su di loro visto che ignoti sono gli autori di svariati attacchi accaduti nel tempo.

La sensazione che abbiamo è come se fosse stata affibbiata una specie di Sorveglianza Speciale informale, un reticolo di carte burocratiche, rimpalli tra autorità del Ministero di Giustizia in cui a volte è difficile raccapezzarsi, ambiente ben descritto dal celebre romanzo di Kafka Il processo.

Ma se da una parte diciamo esplicitamente che le nostre idee e la nostra visuale sul mondo rimangono ben salde, se i nostri compagni e compagne si ostinano a starci vicini, come abbiamo già detto altre volte non siamo soliti guardare il nostro ombelico, ancor di più visti gli ultimi mesi repressivi in questo i Paese. Continua a leggere

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Meglio il rischio di ammalarsi che la certezza di vivere sotto dittatura

Meglio il rischio di ammalarsi che la certezza di vivere sotto dittatura! Il tempo per rompere la gabbia è adesso. Sotto l’imperio della paura, ci si abitua a tutto. Anche a una vita disumana.

da ilrovescio.info

Volantino distribuito il 27 marzo a Trento durante un’iniziativa contro la “didattica a distanza” a cui hanno partecipato diverse centinaia di insegnanti, studenti e genitori.

DAD, primo passo verso un mondo a distanza

A distanza di più di un anno NULLA è stato fatto. Non solo per intervenire sulle cause di fondo di questa epidemia (allevamenti intensivi, deforestazione, inquinamento, accaparramento ed uso brutale di ogni angolo del Pianeta), ma nemmeno per rafforzare il sistema sanitario. I pochi fondi destinati alla sanità del Recovery Plan, meno di 10 miliardi, verranno investiti in digitalizzazione e telemedicina. Niente è cambiato né cambierà dunque per quanto riguarda la medicina del territorio, impreparata ed impotente dopo trent’anni di tagli delle strutture e del personale. È inaccettabile, considerando che nella situazione attuale il numero delle ospedalizzazioni è dovuto proprio al fatto che i pazienti non vengono presi in carico e curati durante i primi giorni di malattia. Questa emergenza si prolunga perché per i potenti è una manna dal cielo. Se si riesce ad imporre l’idea che il Covid-19 non si può curare, cosa rimane? La vaccinazione come unico rimedio.

Grazie alla dichiarazione dello stato di pandemia da parte dell’OMS (organizzazione finanziata per 3,9 miliardi su 4,5 dai colossi farmaceutici), in dieci mesi sono stati sviluppati e commercializzati dei nuovi vaccini basati sull’ingegneria genetica. Sempre se si possono chiamare “vaccini” delle terapie geniche che non garantiscono che il vaccinato non si ammali di Covid-19 (lo immunizzano forse dalle sue forme più gravi); non garantiscono che il vaccinato non contagi altre persone; hanno una durata limitata nel tempo (tre mesi? sei mesi?, non lo sanno nemmeno i loro sviluppatori). Gli effetti a lunga scadenza di questo tipo di tecnologia NON si conoscono; sulla base di questo innegabile dato di fatto si può affermare che sta avvenendo la più grande sperimentazione di massa della storia, che riguarderà nelle intenzioni di chi comanda anche i soggetti in età pediatrica (gli esperimenti sono già in corso “su base volontaria” su ragazzini tra i 12 ed i 16 anni per arrivare ai bambini di 2) a partire dalla fine del 2021. Senza riflessioni, momenti di confronto collettivo e una conseguente opposizione è sensato ipotizzare che nell’arco di breve tempo queste vaccinazioni diventeranno periodiche ed obbligatorie.

La chiusura delle scuole e l’imposizione della Didattica-A-Distanza non sono misure dovute a errori, incompetenza o disorganizzazione. Sono scelte politiche ben precise. Primo, perché per Lorsignori chiudere le scuole è quasi “gratis”, mentre a chiudere le fabbriche si toccano interessi troppo grossi. Produrre si deve. Di insegnare ed imparare, invece, si può fare a meno. Ma il motivo più profondo è un altro: l’emergenza Covid-19 viene usata come un rullo compressore per imporre una società digitalizzata. Sempre più isolati, con le nostre vite sempre più ridotte a “dati” da raccogliere, controllare e vendere, sempre più dipendenti dalla tecnologia persino per curarci, cosa rimarrà delle nostre libertà?

Scende la curva dei contagi, è merito del governo. Sale la curva, è colpa della gente poco responsabile. Anche dopo vaccinati, bisogna tenere la mascherina e, in caso di contatto con qualcuno risultato “positivo” al Covid, scatta ancora la quarantena (tranne per gli operatori sanitari: quelli al lavoro ci devono andare!). Scuole aperte, anzi no, forse sì. Ancora un mese di restrizioni, anzi due. Non vi sentite come criceti in gabbia?

Non vogliamo generali che si occupano di salute!

Vogliamo una medicina del territorio che curi la gente a casa e non i vaccini dell’ingegneria genetica!

Non vogliamo relazionarci attraverso gli schermi, essere comandati dagli algoritmi e medicalizzati da un casta di “esperti” incontestabili!

Meglio il rischio di ammalarsi che la certezza di vivere sotto dittatura!

Il tempo per rompere la gabbia è adesso. Sotto l’imperio della paura, ci si abitua a tutto.

Anche a una vita disumana.

Qui il testo in pdf: volantino

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Le Vent Nous Portera

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Conversazione/Silvia De Bernardinis e Barbara Balzerani

Una bella conversazione/ Silvia De Bernardinis e Barbara Balzerani

https://www.facebook.com/notes/compagna-luna/conversando-con-barbara-balzerani-su-brigate-rosse-un-diario-politico-riflession/477627080089766/

È uscito da poche settimane il libro che ho curato Brigate rosse: un diario politico per DeriveApprodi. Chi lo leggerà si troverà di fronte a un testo, se non distante, sicuramente differente dalle ricostruzioni storiche fatte dagli storici. È un’analisi densa, complessa e non facilmente sintetizzabile se non per linee generali, con una costruzione del testo metodologicamente molto chiara che analizza pezzo per pezzo la storia brigatista: parte dal contesto politico, prende in esame partiti politici, movimento di classe, sinistra rivoluzionaria, guerriglia e antiguerriglia, proposta politico-strategica delle Br e verifica alla prova dei fatti. Una ricostruzione a 360 gradi che è storia delle Br e storia dell’Italia degli anni 70, al di là delle intenzioni degli autori. Più che farti domande ti propongo alcuni temi di carattere generale che emergono dal testo su cui può essere utile spendere qualche parola.

Diciamo prima di tutto che i compagni protagonisti del confronto, delle discussioni da cui ha origine il documento che DeriveApprodi ha deciso di pubblicare, sono stati tra quelli con cui hai condiviso sia la fase iniziale della tua esperienza nelle Br, nella colonna romana, sia il periodo successivo, quando ti sei ritrovata a gestire in un ruolo dirigente l’eredità brigatista e la parte finale della sua storia, per usare le tue parole, a cercare di «tradurre in pratica politica e organizzativa quel controverso bilancio». Fa eccezione Carlo Picchiura che hai conosciuto dopo il tuo arresto, nel 1985, durante i processi, uno dei pochi che dal carcere aveva aderito alle Br-Pcc dopo la spaccatura. Si tratta dei compagni politicamente più vicini e di discussioni che hai vissuto direttamente.

Si, ed è difficile parlarne ora che Piero, Gigi, Salvo e Picchio non ci sono più. Mancanze, tra le altre, che hanno reso ancora più vuoti questi anni così difficili da vivere. I legami nelle Br non sono mai stati familistici visto il prevalere su tutto della buona salute dell’Organizzazione e la precarietà della nostra vita a piede libero, ma è indubbio che il sentire i compagni un bene prezioso di cui godere e da preservare, dava forza anche nelle condizioni più dure e compensava la provvisorietà del domani di ciascuno di noi. La fiducia incondizionata è una reciprocità di sguardo che non sempre la politica concede ma che pareggia i conti con le proprie paure e incertezze quando si ha la fortuna di viverla. Cercare di essere all’altezza dell’altro insegna a superare la competizione e i protagonismi. Credo renda migliori.

Questa pubblicazione rende giustizia a una realtà misconosciuta che poco appare nella storia delle Br. Infatti nella vulgata con cui è raccontata emergono pochissimi nomi in confronto ai tanti militanti che l’hanno attraversata e alla loro qualità. Anche questo concorre alla distorsione del suo patrimonio politico e del senso stesso dell’agire in un’organizzazione di comunisti. Come se non fosse un prodotto collettivo in cui ciascuno, per come sa e può, è essenziale a comporre il tutto ma la raffigurazione elitaria di qualche testa pensante nell’insignificanza di tanti anonimi e invisibili, senza nome, faccia e identità. E questo riguarda anche i compagni che hanno lavorato a vario titolo a questo testo dal carcere e che sono stati tra i pochi che ho avuto accanto negli ultimi difficilissimi anni di militanza. La spaccatura di cui parli, quella col Partito della guerriglia, non è stata la sola ma certamente la più devastante sia per l’inconciliabilità dell’analisi, delle tesi politiche e delle pratiche, sia per l’adesione massiccia dei nostri compagni in carcere. Cosa di non poco conto in quel periodo di scarse certezze. Per questo il testo che hai curato è ancora più prezioso, spiragli di luce nella opacità del presente per chi era rimasto fuori a resistere che, purtroppo, sono caduti nel vuoto (forse per un malinteso rigetto di ogni contributo proveniente dal carcere?) e un rimedio di senso nel dilagare di follia che sembrava imperversare tra i seguaci del partito della guerra civile in atto. Una mano tesa nella navigazione rovinosa della nostra crisi politica e del perfezionamento scissionista dei prigionieri del «nucleo storico». Le riflessioni di cui tratta il testo sono quelle che hanno impegnato i compagni prigionieri rimasti nelle Br-Pcc che non potevano che andare all’origine di una storia per poterne valutare i punti di criticità, gli errori, la necessità di adeguare l’analisi e la pratica alle nuove condizioni. Fino all’interrogarsi sulla percorribilità stessa del terreno di lotta per come l’avevamo sempre inteso, in cui l’azione armata costituiva la esemplificazione, il condensato di un programma politico reso possibile dai contenuti presenti nelle punte più avanzate del movimento rivoluzionario di quegli anni e necessario per continuare ad avanzare.

Di quelle lotte interpretavamo l’insito contenuto rivoluzionario, di potere, traducendolo in una strategia politico-militare di guerra di lunga durata. Niente a che vedere con il sindacalismo o i bracci armati dei movimenti, niente con l’insurrezionalismo. Tutte concezioni queste che caratterizzavano molta parte delle altre organizzazioni rivoluzionarie e che verranno riproposte dai diversi spezzoni in cui si è frantumata l’Organizzazione. Si è trattato di uno scontro di idee portato avanti attraverso un intenso lavoro politico all’interno dei movimenti. Questo può spiegare anche la adesione alle Br di molti compagni che avevano animato il movimento del ’77 con la sua radicalità di contenuti, disperso dai carrarmati di Cossiga e la sua impossibilità di tenuta attraverso scontri armati di piazza. Continua a leggere

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Ascoltate questa sera Zardins Magnetics/ giovedì 25 marzo 2021

Zardins Magnetics di giovedì 25 marzo 2021

Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.

FM 90.0 MHz https://radioondefurlane.eu/
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Gli argomenti:
– Riflessioni femministe sull’epidemia del nostro tempo: assoggettamento
volontario – un contributo di Nicoletta Poidimani ed Elisabetta Teghil
– Appello delle madri di 45 militanti sotto processo per l’operazione
repressiva Lince
– Ricordo di Sante Notarnicola

Per contatti
Assemblea permanente contro il carcere e la repressione
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24 marzo 1999/ Noi non dimentichiamo/

Noi non dimentichiamo/ ci dobbiamo ricordare sempre che cos’è il neoliberismo, la società in cui siamo infilate.

Il 24 marzo 1999 è una data da non dimenticare. E’ la data in cui  l ‘Alleanza Atlantica, guidata dagli Stati Uniti, Bill Clinton presidente e Madeleine Albright Segretario di Stato, senza alcun mandato delle Nazioni Unite, avviava la campagna militare “Allied Force”, che, avrebbe determinato in breve tempo il completo collasso della Repubblica Federale della Jugoslavia. La lunga strada verso Damasco è cominciata da Belgrado. Questo è stato possibile perché in Europa erano al governo i socialdemocratici, comunque si chiamassero, in Germania era Cancelliere Gerhard Schroder dell’SPD, in Francia  primo ministro Lionel Jospin del Partito Socialista ,in Inghilterra  primo ministro Tony Blair del Partito Laburista e in Italia primo ministro D’Alema,  vicepresidente del consiglio dei ministri Sergio Mattarella, ministro per la solidarietà sociale Livia Turco, ministro per le politiche comunitarie Enrico Letta, con il PdCI che faceva parte dell’esecutivo con il ministro di grazie e giustizia Oliviero Diliberto,  e segretario generale della Nato era un alto dirigente del PSOE, Javier Solana.

Il neoliberismo, per potersi realizzare, ha potuto utilizzare e ha potuto contare sulla socialdemocrazia che, diventata destra moderna, ha trasformato i partiti locali in agenzie territoriali delle multinazionali e i suoi dirigenti in funzionari delle stesse.

Ed abbiamo assistito al ritorno della guerra in Europa, sia pure in forma di aggressione  unidirezionale.

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Le madamine colpiscono ancora

Ieri 22 marzo sono state messe in atto a Torino 13 misure di custodia cautelare contro i/le NoTav nell’ambito di un’indagine sul Primo Maggio 2019.

da notav.info

Si sa, procura e questura torinesi non smettono mai di stupire. A quasi due anni dai fatti questa mattina la polizia ha eseguito tredici misure cautelari nei confronti di attivisti No Tav e giovani impegnati nelle lotte sociali in città nell’ambito di un’indagine sul Primo Maggio del 2019.

Fu un Primo Maggio particolare quello del 2019, il TAV era un tema centrale del dibattito politico di quei mesi. Nell’autunno precedente erano venute allo scoperto le “madamine”, operazione a freddo del sistema Si Tav per rappresentare un’inesistente base sociale favorevole all’opera. Il bluff era stato svelato e ridicolizzato con la grande manifestazione dell’8 dicembre a Torino che aveva visto decine di migliaia di persone riempire le strade della città per gridare forte il proprio NO. Continua a leggere

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Sull’opposizione mediaticamente modificata

Da ilrovescio.info un articolo di qualche giorno fa ma sempre utilissimo

Sui vaccini biotecnologici e sull’opposizione mediaticamente modificata

«L’attività dei biologi che, fino all’invenzione del DNA, trascurava la dialettica della natura a vantaggio della conoscenza frammentaria di quest’ultima, lasciava il mondo più o meno com’era. Per contro, dal momento in cui intraprende la modificazione di un solo organismo nei suoi laboratori, la biotecnologia comincia in realtà un esperimento su scala planetaria, cioè una cosa ben diversa da un esperimento».

«Il fondo della questione è che questi tecnici salariati che posano da scienziati per denunciare l’oscurantismo dei loro oppositori non sono più niente di simile, neanche nel senso restrittivo e specialistico del termine: in quanto discendenti degenerati degli scienziati dell’epoca borghese, sono essi stessi esempi della degradazione delle specie di cui sono gli artefici. Il precetto cristallizzato nella loro tecnica non è scientifico ma – logicamente, perché è una guerra quella che conducono – militare: si va avanti e poi si vedrà».

«La continuità che esiste tra l’agricoltura industriale e il suo perfezionamento biotecnologico è anche quella che porta naturalmente dalla medicina meccanicistica all’ingegneria genetica applicata all’essere umano. È dunque stupido voler distinguere, come fanno molti oppositori della disseminazione di organismi geneticamente modificati, eventuali applicazioni terapeutiche delle biotecnologie, che ci si guarderebbe dal disapprovare per non urtare l’opinione generale o perché si è convinti che esse rappresentino un progresso auspicabile».

Così scriveva, nel lontano 1999, l’Encyclopédie des Nuisances nelle sue Osservazioni sull’agricoltura geneticamente modificata e sulla degradazione delle specie. Nello stesso testo, tradotto e diffuso all’epoca nel quadro di una lotta internazionale contro tutte le forme di ingegneria genetica (non solo in agricoltura, quindi, ma anche in ambito terapeutico e riproduttivo), si possono leggere altre affermazioni di una sconcertante attualità:

«La società organizzata su scala mondiale vive ormai in un clima di stato d’emergenza che certamente riflette il suo stato reale ma che è anche l’atmosfera di catastrofe in cui essa ci deve far vivere per imporci le sue novità tecniche». Continua a leggere

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L’Alternativa nella Storia/Rivoluzione! Registrazione della giornata

https://www.facebook.com/watch/live/?v=878070682971477&ref=watch_permalink

 

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Rivoluzione/Incontro del 21 marzo 2021

RIVOLUZIONE/ INCONTRO DI DOMENICA 21 MARZO ORE 11.00

Questo il link per ascoltarlo https://fb.me/e/Lr4lJGa0

<Nel linguaggio mediatico viene ormai celebrato come “rivoluzione” pressoché qualunque fatto politico, dal riformismo più modesto fino a moti di vera e propria conservazione. Il grande rimosso è invece il senso di rivoluzione che ha gettato le basi per i grandi cambiamenti della modernità, ma che assume per la sensibilità odiernale tinte scure di un evento sanguinario, irrazionale e arbitrario. Occorre dunque tornare a ragionare sul significato e gli effetti delle grandi rivoluzioni del passato, cercando di riconoscerne modalità, successi e fallimenti, per porre infine la questione se il concetto di rivoluzione sia davvero così inattuale e inopportuno per la politica del presente.>

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Postvittimismo e assertività femminista

<Postvittimismo e assertività femminista>

di Nicoletta Poidimani  in Nascere e mettere al mondo. Sguardi sociali e filosofico politici (Atti della Summer School), Università del Salento 2020

Postvittimismo e assertività femminista

   Di seguito uno stralcio:                    […]Assertività femminista
L’assertività presuppone un atteggiamento né passivo, né manipolatorio, né autoritario.
Considerata da una prospettiva femminista, l’assertività assume una connotazione pratica e politica – intendendo con “politico” l’abitare la pólis, il vivere nella pólis – andando al di là del senso meramente psicologico che le viene generalmente attribuito.
Assertività femminista significa, in primo luogo, esprimere i propri pensieri, desideri,
bisogni in modo chiaro ed efficace, evitando le giustificazioni. Il processo di indebolimento che abbiamo visto sopra spesso ci induce, come donne, a dover giustificare il perché di ogni nostro pensiero, desiderio o bisogno. Quando un uomo dice di no, non giustifica quel “no”; le donne, invece, si sentono spesso in dovere o in condizione di giustificarlo, motivarlo e stramotivarlo.
Continua a leggere

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L’alternativa nella storia/dall’11 al 28 marzo

L’alternativa nella storia/ Incontri dall’11 al 28 marzo

https://www.facebook.com/events/281854146896698

 

 

 

 

Fine della storia?/Digitalizzazione e coscienza storica/ Stato e Impero/Liberalismo/ Il baricentro della storia mondiale: Est o Ovest?/ Divulgazione storica/ Genealogia del capitalismo/ Processi di Globalizzazione e soggettività storica. Fra modernità e post-modernità/ Pensare l’economia. Pensare la storia/ Progresso, cicli e decadenza/ Diritti. Genesi e crepuscolo/ Rivoluzione/Stato profondo e Burocrazia/ Futuro e cambiamento/ Socialismo/ Futuro storico/ Verità e Storia/ Memoria Storica/ Lavoro/ L’alternativa nella Storia.

“Siamo forse alla fine della Storia?” Gli eventi degli ultimi decenni sembrano suggerirci altro. Allo stesso tempo però, si avverte una certa, diffusa difficoltà a comprendere ciò che sta accadendo. Gli inni alla presunta fine delle ideologie, la rinuncia a qualsiasi caratterizzazione dei processi in corso (tutti etichettati con la dicitura sbrigativamente negativa di “post-”), la credenza comune che il momento presente duri da sempre e per sempre sia destinato a durare, costituiscono infatti altrettante manifestazioni di un ingessamento culturale reso possibile dalla rimozione della coscienza storica. Per ridare vitalità intellettuale e politica alla nostra società e diventare protagonisti di quei processi che oggi subiamo, occorre quindi risalire alle radici di questa regressione, individuando i pregiudizi ideologici che sbarrano la via del progresso. Riflettere sulla storia e pensare storicamente l’attualità si rivelano dunque gli strumenti più efficaci per prendere distanza dai limiti culturali del nostro tempo. La meta da raggiungere è la libertà di poter scegliere un futuro alternativo all’esistente.”

 Rivoluzione
 Domenica 21 marzo 2021 alle ore 11.00.
Elisabetta Teghil, Aldo Giannuli, Marco Revelli e Marcello Flores

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Opuscolo/FERMIAMO LA GUERRA

Opuscolo Antimilitaristi Campani

 

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