War is War, Baby!

War is War, Baby!

di Nicoletta Poidimani

I fatti:

«Alcuni lavoratori dell’aeroporto civile Galileo Galilei di Pisa ci hanno informato di un fatto gravissimo: dal Cargo Village sito presso l’Aeroporto civile partono voli “umanitari”, che dovrebbero essere riempiti di vettovaglie, viveri, medicinali e quant’altro utile per le popolazioni ucraine tormentate da settimane da bombardamenti e combattimenti. Ma non è così!   Quando si sono presentati sotto l’aereo, i lavoratori addetti al carico si sono trovati di fronte casse piene di armi di vario tipo, munizioni ed esplosivi.   Una amara e terribile sorpresa, che conferma il clima di guerra nel quale ci sta trascinando il governo Draghi.   Di fronte a questo fatto gravissimo, i lavoratori si sono rifiutati di caricare il cargo: questi aerei atterrano prima nelle basi USA/NATO in Polonia, poi i carichi sono inviati in Ucraina, dove infine sono bombardati dall’esercito russo, determinando la morte di altri lavoratori, impiegati nelle basi interessate agli attacchi […]» (da l’Antidiplomatico).

La “soluzione”:

titolo dall’Huffington Post

Questo post è dedicato a chi pensa che la guerra sia soltanto altrove…

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In giro per Roma

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12 marzo 1977:il femminismo che c’era.

Riallacciare il filo perché chi dimentica ha già perso.

Leggete anche qui https://coordinamenta.noblogs.org/post/2020/03/12/12-marzo-1977-12-marzo-2020/

12 marzo 1977: Il femminismo che c’era.

Il 12 marzo 1977 sotto una pioggia battente, centomila militanti, non centomila manifestanti, che è una cosa ben diversa, hanno attraversato Roma per dichiarare la loro alterità ai progetti repressivi e mortiferi scaturiti dal compromesso storico. Il giorno prima a Bologna era stato ucciso Francesco Lorusso. Ma la manifestazione nazionale era già stata chiamata da tempo. Erano compagne e compagni. E c’erano anche le femministe dell’AED Femminismo Roma, che pensavano che lo Stato fosse il nemico e non un interlocutore, che pensavano che il patriarcato fosse intrecciato in maniera inscindibile con il capitalismo, che ritenevano il separatismo strumento indispensabile della lotta femminista, che non credevano affatto nella fine delle ideologie perché l’ideologia non è altro che l’insieme delle idee con cui e per cui lottiamo, che portavano avanti autorganizzazione, autofinanziamento, autonomia con le donne e per le donne, che denunciavano la svendita delle lotte femministe al sistema del capitale…e che nel volantino distribuito pochi giorni prima , l’8 marzo, così scrivevano:

“[…]E’ in atto nel paese un vasto programma di riforme che tende a rilanciare il ruolo egemonico della borghesia come classe dirigente e a minare la lotta di liberazione della donna, la presa di coscienza delle classi subalterne, le conquiste operaie. Questo progetto riformistico avanza su due piani: 1) il rilancio della strategia del consenso, cioè la partecipazione delle classi subalterne ai progetti politici della classe dirigente 2) la repressione nei confronti degli strati politicizzati che non si fanno irretire da questa politica[…] Psichiatri, psicologi, psicanalisti, sessuologi, tiratori scelti, “squadre speciali” sono i nuovi interpreti del progetto politico[…] pertanto il potere ci ha regalato i consultori che si propongono come strutture tentacolari organizzate per intervenire nella crisi odierna che, con l’alibi dell’impreparazione dei singoli, demandano la soluzione delle tensioni individuali e sociali allo “specialista del comportamento” che le risolverà nell’ambito del sistema e non contro di esso, nonostante di quelle tensioni proprio il sistema sia responsabile[…] I CONSULTORI DELLO STATO NON DEVONO TROVARE LA COLLABORAZIONE DELLE DONNE CHE HANNO INVECE IL DOVERE DI SMASCHERARE IL RUOLO DEI CONSULTORI E DEI POLIZIOTTI IN CAMICE BIANCO[…]

dal manifesto dell’AED Femminismo  di quell’8 marzo

“I consultori programmati e finanziati dallo Stato sono: organismi al servizio del potere/ finalizzati al controllo del numero della popolazione/ canale di trasmissione dei valori dominanti/ strumento di manipolazione delle coscienze/ baluardo contro le soluzioni alternative e le prassi diverse.

ORGANIZZIAMO CONSULTORI ALTERNATIVI AUTOFINANZIATI!

 

Vi riportiamo uno stralcio  dal “Manuale Femminista”delle compagne dell’AED Femminsmo, stampato da Savelli nell’ottobre di quel 1977

“[…]l’educazione sessuale trasmette le norme su come, dove, quando e perché realizzare una attività sessuale “educata” e ovviamente le norme si imparano per attenervisi e sono trasmesse come “scientifiche” dagli “specialisti del comportamento” al servizio della classe al potere.

Progetti di legge per l’educazione sessuale nelle scuole sono già impostati. L’educazione sessuale degli adulti, nei consultori di Stato è già avviata.

Evidentemente ci sono lotte interne per arrivare alla gestione del settore. L’adulto si costruisce attraverso il condizionamento sin da bambino. Solo che l’appannaggio di questo condizionamento una volta era dei preti, oggi è dello Stato. E qui nasce lo scontro tra le forze clericali improntate alla repressione sessuale e le forze laiche psico-consumistiche ispirate alla logica della sessualità come mito e dovere sociale.

Educare significa scegliere per gli altri, finalizzare, utilizzando le strutture di cui lo Stato dispone: scuole, consultori, la stampa, la televisione, la radio, i film…

Quale indirizzo vincerà nelle scuole? Quello tradizionale o il “nuovo indirizzo”! delle false avanguardie?[…]

Sono passati tanti anni, ma quel filo rosso non si è mai spezzato.

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Ascoltate questa sera Zardins Magnetics/giovedì 10 marzo 2022

Zardins Magnetics di giovedì 10 marzo 2022

Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.

Gli argomenti:

• Solidarietà a Juan e compagn* del Trentino nuovamente attaccati dalla
repressione
• 8 marzo 2022 da Rovereto a Decimomannu a Trieste…
• Lettere dal carcere femminile di Uta

Ascolta la diretta:
FM 90.0 MHz
https://radioondefurlane.eu/

Riascolta le trasmissioni passate:
https://zardinsmagneticsradio.noblogs.org/

Pensieri, musica, parole:
Assemblea permanente contro il carcere e la repressione

Contatti di posta:
Associazione Senza Sbarre
Casella Postale 129 – Trieste centro
34121 Trieste

Contatti di posta elettronica:
liberetutti@autistiche.org

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Student* no green pass di Udine/ Presa di posizione sulla questione ucraina.

Un gran bel comunicato degli student* contro il Green Pass  di Udine sulla questione ucraina.

studenticontroilgreenpass.it

La nostra presa di posizione sulla questione ucraina.

Non possiamo che nutrire sconforto e provare una forte angoscia nel vedere certe scene provenire dall’Ucraina … sappiamo bene che una guerra è sempre fonte di morte e distruzione che, spesso e volentieri, si ripercuotono sulla popolazione innocente ed inerme, vittima di una cinica partita giocata per interesse di contrastanti blocchi di potere.
In primis ci teniamo dunque a chiarire ed esprimere la nostra più totale solidarietà e vicinanza alle colpite popolazioni ucraine (di ogni cultura e gruppo etnico), e tendiamo loro idealmente la nostra mano in segno (in netto contrasto con l’ormai onnipresente tendenza divisiva e fratricida alimentata) di amicizia ed unione.

Vogliamo però chiarire che la nostra mano è tesa alla popolazione ucraina, non al suo governo né a certi gruppi di esaltati che in quel paese da anni soffiano sul fuoco di un certo nazionalismo malato, con l’intento di minare la pacifica convivenza tra i diversi gruppi etnici del paese, e che nel mentre hanno consegnato e svenduto la loro terra nelle sporche (di sangue) mani dell’occidente a guida USA (ma con la servile complicità degli altri soliti noti, tra cui anche la nostra Italia).

Queste ultime asseverazioni possono sembrare forti, ed infatti lo sono, ma sono anche terribilmente vere e per averne qualche prova basta solo fare una semplice ricerca online:

Cercate informazioni sulla strage di Odessa (di cui stranamente nessun media occidentale si degnò di parlarne all’epoca dei fatti) e capirete…

https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Odessa

(IMMAGINI FORTI) – Foto strage di Odessa

Cercate cos’è e da chi è formato Pravyi Sektor e capirete…

Pravyi Sektor, Wikipedia

Immagini Pravyi Sektor

Cercate che razza di roba è il battaglione Azov e capirete…

Battaglione Azov, Wikipedia

Immagini Battaglione Azov Continua a leggere

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I draghi e i gasdotti

Riceviamo e pubblichiamo un interessante articolo di una compagna salentina.

Perché il gasdotto trans adriatico non libererà l’Italia dalla dipendenza russa.

Nella sua informativa urgente alla Camera dello scorso 25 febbraio, Mario Draghi ha annunciato l’imminente prospettiva della riduzione di disponibilità di gas come conseguenza delle sanzioni verso la Russia.
Bacchettando le (astratte) responsabilità di una politica energetica fondata sulla dipendenza da un fornitore prevalente, il capo del governo ha ammesso di avere un solo asso nella manica: riaprire le ultra inquinanti centrali a carbone.
Nei giorni successivi, i maggiori organi di informazione italiani hanno dato grande risalto al dichiarato proposito del primo ministro per il futuro degli approvvigionamenti del paese: “incrementare i flussi da gasdotti non a pieno carico come il TAP, dall’Azerbaigian, il Trans Med dall’Algeria e dalla Tunisia, il Green Stream dalla Libia.”(1)
Ne è così seguita una copiosa fioritura di articoli e servizi televisivi che annunciavano l’imminente e certo raddoppio del gasdotto TAP.
E’ dunque necessario fare un po’ di chiarezza sulla reale consistenza di questi annunci che
prospettano facili soluzioni, sempre tenendo conto che le dipendenze non si risolvono mai
cambiando spacciatore.
Un raddoppio è possibile?
Stando agli ultimi test di mercato effettuati dal consorzio Tap, no: almeno per il momento la proposta di estensione dell’infrastruttura non ha trovato finanziatori (2) interessati ad un affare che si dovrebbe concludere nel 2026 in un panorama internazionale di forte instabilità. Giova ricordare qui che Tap è solo l’ultimo tratto di una condotta che arriva in Puglia partendo dal mar Caspio e che attraversa la Georgia e la Turchia.
Di certo, costruire gasdotti comporta tempi lunghi e costi enormi: quello trans adriatico è una fra le infrastrutture più costose della storia dell’UE: 40 miliardi di dollari, per lo più provenienti da stanziamenti di banche pubbliche.
Allora, è possibile almeno portare il gasdotto a pieno regime, come suggerisce Draghi? Forse, dipende, vediamo…. Continua a leggere

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Cultura Sospesa/ Oggi dalle 13.30 sul piazzale antistante a La Sapienza

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8 marzo 2022/ Posizionamento 2

POSIZIONAMENTO 2/ Fronte esterno e fronte interno 

…non ci avrete mai come volete voi…

    

C’è un fronte esterno in cui si esprime l’imperialismo e la pretesa egemonica dello Stato del capitale, gli Usa. Gli Stati Uniti, supportati da alleati e vassalli e con la Nato trasformata in esercito di aggressione, intendono piegare tutti gli stati asimmetrici ai loro interessi. Le guerre neocoloniali, la destabilizzazione di stati sovrani, lo stillicidio delle provocazioni non sono altro che l’esplicitazione della pretesa di dominio USA. L’Ucraina è il terreno su cui piegare la Russia, altrimenti sarà la guerra con tutto ciò che un conflitto mondiale può esprimere ora. Gli interessi dell’Europa non sono quelli degli Stati Uniti e ciò nonostante nessuno si sottrae. Le richieste che gli Usa pretendono che Putin rispetti, ci ricordano tanto un vecchio film del 1979 “Zulù Dawn” in cui gli inglesi in Sudafrica propongono al sovrano Zulù un accordo irricevibile per non scatenare il conflitto, ma lo scopo reale è quello di scatenarlo proprio attraverso l’improponibilità delle richieste.

Smascherare i meccanismi reali è necessario, ma sono così sotto gli occhi di tutti che non ce n’è neppure bisogno. Il nostro no alla guerra imperialista è totale, assoluto e irrevocabile.

E c’è un fronte interno. Il neoliberismo ha scatenato la guerra alle cittadine e ai cittadini dei paesi occidentali, è una scelta ideologica a tutto campo. Sono stati chiusi tutti gli spazi di mediazione, l’impoverimento che in misura diversa colpisce tanti strati sociali ed è sempre più profondo non è il risultato non previsto di una presunta crisi economica ma è voluto e calcolato . Il controllo sociale è serrato, la militarizzazione dei territori e delle città mette in scena il rapporto Nato “Urban Operations 2020”. Chi si oppone, chi manifesta il proprio dissenso, chi trasgredisce, chi non accetta supinamente la narrazione pandemica e osa sottrarsi, rifiutare il green pass, rifiutare il controllo, rivendicare autodeterminazione viene immediatamente criminalizzata/o con pesanti ritorsioni, ricatti, vessazioni, esclusione, marginalizzazione che mirano a colpire la vita materiale dei singoli/e e a metterli nell’impossibilità stessa di vivere. Il neoliberismo è riuscito a mettere poveri contro poveri, così detti cittadini legittimi contro migranti, occupati contro disoccupati, vaccinati contro non vaccinati. Il PD e i suoi collaterali sono i principali artefici della naturalizzazione del neoliberismo qui da noi e tutto l’arco costituzionale è asservito. Il riconoscimento del nemico e saper distinguere aggressor* e aggredit* sono passaggi fondamentali del fare politico.

Poi c’è un altro fronte esterno che riguarda il nostro specifico.

Dobbiamo fare i conti con la strumentalizzazione che il neoliberismo fa dei diritti umani, del razzismo, delle oppressioni, della violenza sulle donne e sulle diversità. La modalità di sottomissione e di gestione delle donne e delle diversità sessuali è cambiata, non avviene più attraverso la condanna sociale diretta, ma attraverso la colpevolizzazione attuata dal politicamente corretto, la tutela vittimizzante che prevede l’asservimento volontario. L’emancipazione è diventata uno strumento per inglobare le soggettività che in cambio della propria personale promozione, aderiscono e si fanno sponsor dei valori della società neoliberista e partecipano attivamente all’oppressione di tutte le altre e tutti gli altri. L’emancipazione delle donne e delle diversità sessuali e l’integrazione che si pretende dai/dalle migranti sono meccanismi simili: chi è disponibile viene inglobato/a, ma deve assumere i valori di questa società, deve mettersi una maschera bianca, diventare più realista del re e partecipare alla condanna e alla persecuzione di tutte quelli e tutte quelli indisponibili a questa soluzione.

Mai come in questo momento il genere è stato attraversato dalla classe e il tradimento di genere di quelle che si sono vendute al patriarcato assumendo i valori di questa società, va denunciato e smascherato.

Poi c’è un altro fronte interno. E’ la gabbia, anzi il sistema di gabbie, in cui ognuna di noi è chiusa, fatto di norme, stereotipi, convenzioni, ritualità, normalità….giudizi… condanna sociale…. spesso introiettate in maniera inconsapevole anche da noi stesse, contro cui combattiamo tutti i giorni cercando di prenderne consapevolezza, di renderle palesi, di metterle in discussione…ma anche questo non è facile. Spesso quando pensiamo di aver spezzato queste invisibili sbarre della gabbia che ci circonda, scopriamo che ce n’è un’altra, in un perverso gioco di scatole cinesi. E in tutto questo ci sono gioie e dolori…. un bicchiere di vino… carezze…sorrisi oppure rabbia… impotenza …insoddisfazione… insicurezza… sbagli…ci siamo noi, insomma, femministe e compagne, sempre.

Ma non ci avrete mai come volete voi.

qui il volantino Posizionamento 2

Coordinamenta femminista e lesbica/ coordinamenta.noblogs.org/coordinamenta FB/coordinamenta@autistiche.o

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N.A.T.O.: un acronimo tabù?

di Nicoletta Poidimani

Leggendo la piattaforma dei cortei organizzati da NUDM per l’8 marzo ho notato che manca del tutto l’acronimo della NATO, regia per nulla occulta di questa nuova guerra.

Allora ho pensato: riecco ‘sorella’ Atena!

Per rispolverare la memoria – che oramai pare essere un lusso per poche – vi invito a rileggere le mie Riflessioni su ‘sorella’ Atena e alcune demistificazioni necessarie, scritte in altri anni e per altre guerre ma, a quanto pare, più che mai attuali nella sostanza.

Nel contempo vengo a sapere da alcune compagne che ci son stati tentativi di escludere dai cortei le donne che partecipano ai percorsi contro il green pass. No comment…

Mai come domani andrò volentieri a lavorare!

Striscione della Coordinamenta

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Podcast dell’iniziativa con Nicoletta Poidimani/ sabato 5 marzo 2022 a piazza delle Gardenie

I Nomi delle Cose, lo spazio di riflessione della Coordinamenta femminista e lesbica

i-nomi-delle-cose

Pubblichiamo  la registrazione dell’iniziativa del 5 marzo 2022 a piazza delle Gardenie organizzata dall'<Assemblea romana contro il Green Pass> con Nicoletta Poidimani.

Qui i riferimenti sul sito di Nicoletta https://www.nicolettapoidimani.it/?p=1914

Nocività, difesa ipocrita della vita e militarizzazione della salute, dall’Icmesa di Seveso (1976) all’attuale gestione della ‘pandemia’

10 luglio 1976: una nube tossica contenente diossina fuoriesce dall’Icmesa di Seveso (MI), fabbrica chimica di proprietà della svizzera Hoffmann-La Roche che, nei fine settimana, produce armi all’insaputa della popolazione.

Le istituzioni impongono piani d’emergenza e stravolgono la vita di chi abita nel territorio circostante con deportazioni di massa e militarizzazione.

Quarantacinque anni più tardi, col pretesto della ‘pandemia’ da Covid-19, viene dichiarato lo stato d’emergenza su tutto il territorio italiano e un generale della Nato viene nominato ‘Commissario per la gestione dell’emergenza epidemiologica’. Ancora una volta alle questioni irrisolte sulla salute le istituzioni rispondono con misure coercitive e con la militarizzazione.

Insieme a Nicoletta che ha vissuto in prima persona il disastro di Seveso, cercheremo di comprendere come le differenti percezioni del rischio possano attivare strumenti di lotta e di autodeterminazione o, all’opposto, aprire la strada a soluzioni autoritarie.

ascolta qui

Qui i riferimenti della giornata del 5 marzo https://coordinamenta.noblogs.org/post/2022/02/24/5-marzo-a-piazza-delle-gardenie-alle-ore-16-00-con-nicoletta-poidimani/

5 marzo/Riprendiamoci la vita, la musica e le strade!!!!!

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Grazie a tutt*!!!! Sabato 5 marzo a piazza delle Gardenie

Grazie a tutt* per la bellissima serata di ieri a piazza delle Gardenie!!!!!! 

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Domenica 6 marzo/ al Femminile di Rebibbia

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8 marzo 2022/ Posizionamento 1

La coordinamenta verso l’8 marzo 2022

La necessità di scegliere da che parte stare.

L’8 marzo è una ricorrenza. L’8 marzo è una giornata per ribadire tutto quello per cui lottiamo continuamente.  Ma se la ricorrenza è vano rituale che ripete stereotipi di lotta svuotati dall’interno come un guscio d’uovo senza contenuto, se è uno sciorinare belle parole che non hanno gambe per camminare allora è funzionale al dominio. Il periodo storico che stiamo attraversando è di cambiamento epocale, le scelte che vengono fatte non sono innocue e neutrali, il potere ha decretato che obbedire alle sue imposizioni è imprescindibile per vivere, che non possiamo decidere di noi stesse ma solo pietire qualche briciola che forse ci sarà concessa solo se dimostreremo asservimento, disponibilità e accettazione.

Allora scegliere da che parte stare è una necessità imprescindibile e coinvolge presente e futuro di tutte noi. Il nostro posizionamento rispetto ai diktat del sistema e al tentativo del potere di imporre una lettura degli avvenimenti sia sul fronte esterno che sul fronte interno manipolata, falsa e tendenziosa deve essere esplicito in qualsiasi contesto e deve essere chiaro qualsiasi lotta portiamo avanti.

Ne va della vita e del futuro nostro e di tutt*

POSIZIONAMENTO 1 Storia e memoria

…CAMMINARE RICORDANDO… 

                                                       

L’area della comunicazione sociale è l’area della vita sociale. Sul terreno sociale, l’esistenza di un evento è strettamente legata al suo essere comunicato. Gli avvenimenti esistono quando e in quanto vengono comunicati. La prima scelta che il capitale fa è di dare o non dare comunicazione di un evento. E, in questo, ci agevola il compito perché ci dice dove quell’evento è collocato. Successivamente avvelena l’informazione con la simulazione e la manipolazione. Ed ancora, con la selezione di tutti i testi e con la conseguente rimozione di quelli che entrano in contraddizione antagonistica con l’ideologia ufficiale. E’ la trasformazione dei fatti accompagnata dalla selezione, per cui certi elementi vengono tradotti in testo ed altri, tramite la voluta dimenticanza, dichiarati inesistenti.

L’usura del tempo non c’entra con il fatto che una catena di eventi venga ad essere rimossa dalla memoria collettiva. La causa e i processi di dimenticanza e di oblio sono voluti e perseguiti attraverso la falsificazione dell’esperienza storica, la produzione di ricordi sostitutivi, di codificazioni fuorvianti e fraudolente. In definitiva, un far sapere diverso, la falsificazione di un evento, la sua rimozione e /o sostituzione. Si parla di un evento “trasgressore” non per rappresentarlo, ma per farlo esistere come elemento di legittimazione del potere. In tal modo, esso è taciuto, per quanto riguarda il contenuto liberatorio e rivoluzionario, e parlato, per giustificarne lo stravolgimento-assorbimento, quando non la repressione. In luogo del non far sapere, si sceglie di far sapere ciò che legittima il potere e, pertanto, funziona come strategia di controllo sociale.

La produzione di falsificazioni, mentre dissimula eventi sociali reali, ne propone una “rimodellizzazione” falsa. E’ vera e propria controrivoluzione che si svolge e si pratica sul terreno dei linguaggi. Le reti della comunicazione sociale si trasformano in un’occasione di scontro e la posta in gioco è la memoria di un genere, di una classe, di un’etnia…. L’esperienza passata condiziona quella futura e si configura dunque come codice dell’attività riproduttrice; pertanto, la declinazione e la traduzione della memoria collettiva assumono un’importanza enorme. Per questo, si tende a legittimare quei comportamenti del passato che non entrano in contraddizione con gli interessi di conservazione della società patriarcale e capitalista. Per questo, è necessario conquistare una memoria autonoma e collettiva della trasgressione femminista.

Non occorre andare molto indietro nel tempo.

Basta ricordare la caccia alle streghe organizzazione repressiva messa in atto per costruire il modello femminile funzionale al nuovo assetto capitalista. Ogni tentativo di sottrazione alla nuova norma costituita era punito con il rogo o con indicibili sofferenze.

Basta ricordare l’epoca vittoriana quando le donne che osavano trasgredire la norma non avevano altra strada che quella della prostituzione perchè nessuno le avrebbe mai aiutate e, allo stesso tempo, le prostitute erano additate come il peggiore dei mali  perchè se erano finite così significava che se lo erano meritato e si erano messe fuori dalla società senza appello.

Basta ricordare i servizi sociali di stampo poliziesco, che ci rammentano molto quelli attuali neoliberisti, dell’organizzazione sociale nazista. Le donne internate nel campo di Ravensbruck venivano segnalate come asozialen  proprio dai servizi sociali perchè osavano disobbedire, sottrarsi o non essere conformi al nuovo ordine imposto. Vi ricorda qualcosa?

Ora assistiamo ad uno spostamento importante verso uno Stato etico che si arroga il diritto di decretare per noi quello che è buono e quello che non lo è e noi dovremmo adeguarci e se non ci adeguaiamo, non obbediamo, veimo ricattate, colpevolizzate, punite, ci viene impedito perfino di vivere

Allora dobbiamo porre molta attenzione a non essere compartecipi di questa visione autoritaria del sociale. Dobbiamo evitare accuratamente di contribuire a creare stigma e divieti, norme e colpevolizzazione altrimenti il femminismo diventerà anch’esso strumento di repressione e controllo sociale. Non ci si deve prestare ad essere strumento del neoliberismo. Mai come in questo momento storico in cui il potere, attraverso un legiferare continuo, invasivo e capillare si arroga il diritto di intervenire in ogni aspetto della nostra vita, l’illegalità diffusa assume connotati di presa di coscienza.

Essere contro il green pass in tutte le sue accezioni e modalità, contro ogni imposizione e ricatto, contro ogni tentativo da parte del potere di costringere la nostra vita all’interno di paletti, steccati, gabbie…è una necessità imprescindibile.

E’ necessario camminare ricordando…

qui il volantino posizionamento 1

Coordinamenta femminista e lesbica/ coordinamenta.noblogs.org/coordinamenta FB/coordinamenta@autistiche.org

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L(l)OTTO ALLA BASE/ La guerra inizia qui! Fermiamola qui!

L(I)OTTO ALLA BASE

MANIFESTAZIONE FEMMINISTA SEPARATISTA : DONNE, LESBICHE, PERSONE TRANS E NON BINARIE LUNGO LE RETI DELL’AEROPORTO MILITARE DI DECIMONANNU  CHIAMATA MANIFESTAZIONE LOTTO3ANTIMILITARISTA 2022

CONCENTRAMENTO 8 MARZO 2022, ALLE ORE 10.00 – GIARDINO MEGALITICO DI SAN SPERATE

LA GUERRA INIZIA QUI, FERMIAMOLA QUI.

All’indomani della manifestazione antimilitarista separatista dell’8 marzo 2020 a Teulada è iniziato il lockdown. In questi due anni, nonostante la pandemia e la particolarità della nuova situazione che questa ha portato, potenziamento delle misure repressive incluso, non ci siamo fermate. Dopo l’8 marzo sono state organizzate altre azioni antimilitariste, separatiste e miste.

Di contro neanche la macchina della repressione si è fermata: il 27 gennaio 2021 è iniziato il processo per l’Operazione Lince, con 45 indagate e indagati per le attività antimilitariste e contro l’occupazione militare, di cui 5 imputatie di 270bis, associazione con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico.

Vogliamo ribadire che a bloccare la macchina della guerra c’eravamo e continuiamo ad esserci tutte, tuttx, tutti, e che per l’8 marzo 2022 torneremo a dare vita a una giornata di lotta sottorete, questa volta all’aeroporto militare di Decimomannu.

Vogliamo percorrere delle zone militari invalicabili, risignificare con i nostri corpi quelli che ora sono confini, creare nuovi immaginari, restituire nuove identità. Vogliamo farlo a partire da noi, sperimentandoci in una pratica separatista riservata a donne, lesbiche, persone trans* e non binarie, che ci permetta di pensare e agire collettivamente i nostri femminismi.

Abbiamo scelto di manifestare all’Aeroporto Militare di Decimomannu perché rappresenta uno dei punti nodali della filiera bellica nell’isola, dove si svolgono la maggior parte dell esercitazioni aeree in Sardegna e in cui ha sede il Reparto Sperimentale e di Standardizzazione di Tiro Aereo (RSSTA) inserito nei programmi di addestramento e sperimentazione del Poligono di Quirra (PISQ). Attualmente è uno dei due centri, insieme alla base di Galatina (Lecce), in cui si sta costituendo la International Flight Training School (IFTS), progetto portato avanti dal Ministero della Difesa italiano insieme a Leonardo (Ex Finmeccanica). L’IFTS è una scuola di addestramento al volo avanzato per i piloti delle aviazioni NATO e per alcuni partner esterni, tra cui Israele, Qatar e Giappone.

La guerra inizia qui.

L’Aeronautica e la Difesa si adeguano alle mode del momento e si lanciano in dichiarazioni roboanti sull’ecompatibilità delle esercitazioni simulate: peccato che basti passare nei pressi dell’aeroporto militare per rendersi conto che il numero di voli è vistosamente aumentato negli ultimi mesi. Oltre a ciò, il suolo sottostante è ormai compromesso da decenni, le falde acquifere sono altamente contaminate da sversamenti di carburante e l’eventuale diminuzione delle ore di volo effettive non cambierà di certo questa situazione.

Ci disgusta che le forze armate lavino di verde le loro scintillanti (mortifere) installazioni e che persino la fabbrica di bombe e droni killer Rheinmetall-RWM si tinga di rosa e venga premiata per la sua “attenzione alla gender diversity” e al multiculturalismo, mentre continua impunita la sua produzione letale. Oltre al green/pinkwashing, sappiamo bene che queste basi e queste aziende producono competenze e ordigni che sono funzionali ad uccidere e a causare devastazione, carestie, migrazioni forzate.

Sappiamo che senza militarismo non c’è patriarcato e che questi sistemi sono interconnessi, le nostre elaborazioni teoriche e le nostre pratiche vogliono metterlo in luce e farla finita con entrambi. Il militarismo si fonda su una logica e un insieme di norme che perpetuano il sistema patriarcale neoliberista, razzista, estrattivista, colonialista.

L’ideologia militarista si basa sulla violenza autoritaria e verticistica, sulla gerarchia, sul decoro, sull’idea di sopraffazione degli uni sugli altri e si esprime in termini di possesso, controllo, egoismo, appropriazione dell’esistenza e annientamento della libertà altrui, sfruttamento e depredazione delle risorse naturali. Si fonda sulla costruzione e l’assunto che esistano esclusivamente due generi: uno maschile che prevale su quello femminile. È attraverso questo simbolismo del rapporto di dominio di un genere sull’altro – o meglio sugli altri – che il potere dei colonizzatori su terre, corpi e culture “da civilizzare” è stato interiorizzato come parte dell’ordine naturale delle cose. Il militarismo difende la necessità dell’uso della forza per la risoluzione dei conflitti e prepara la società a questo, non si limita a proiettarsi in conflitti che vediamo come “esterni”, lontani, ma si estende ai conflitti interni. Il militarismo è cultura dello stupro: arma usata in tempi di pace e in tempi di guerra.

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La coordinamenta verso l’8 marzo!

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