Ascoltate questa sera Zardins Magnetics/giovedì12 marzo 2026

Zardins Magnetics di giovedì 12 marzo 2026

Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.

Gli argomenti:

✓ Il lavoro imposto e il lavorìo di Dino Campana: rifiuto del lavoro non significa rifiutare l’impegno e può richiedere sforzi strenui
✓ Non si parte!

Ascolta la diretta:
FM 90.0 MHz
https://radioondefurlane.eu/

Riascolta le trasmissioni passate:
https://zardinsmagneticsradio.noblogs.org/

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QUMI/ Donne arabe e palestinesi in Italia sull’8 marzo 2026

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8 marzo 2026/La nostra sicurezza siamo solo noi

La nostra sicurezza siamo solo noi

Contro la guerra interna ed esterna/ con ogni mezzo necessario

Che il capitalismo sia un modello politico economico che prevede la guerra come opzione di accumulazione e profitto, di salto qualitativo in situazioni di difficoltà e di regolazione fra potenze è un dato di fatto riconosciuto, non è una novità. Ma oggi, ogni aspetto del vivere dei subalterni, compresi quelli che non si riconoscono tali, è organizzato secondo moduli di guerra.

Le città sono concepite come immense galere dove tutti gli spazi sono o interdetti o controllati o monitorati o stigmatizzati, dove per fare qualsiasi cosa bisogna chiedere il permesso e obbedire e comunque adeguarsi. Non è contemplata la diserzione, a nessun titolo. Siamo tutte supervisionate da una pletora di sistemi di controllo, dalle telecamere in ogni dove al controllo digitale e informatico in ogni nostro momento del vivere. Sottrarsi è difficilissimo perché la nostra quotidianità è continuamente invischiata in questi meccanismi. L’obiettivo sono la Smart City e la Città dei 15 minuti secondo il modello israeliano sperimentato nei territori palestinesi.

I nostri corpi sono terreno di sperimentazione da parte di esperti di ogni tipo, sempre più pervasiva, spudorata perché ammantata di buonismo, in medicina, sul lavoro, nella scuola…solo in guerra si assiste a tanto disprezzo per il corpo umano.

Il controllo sociale è di tipo militare, norme sempre più repressive e invasive per chi protesta, per chi dissente, per chi non si adegua, per chi è irregolare.

L’economia è di guerra, si investe nelle armi, nella militarizzazione e si affossa la sanità, la scuola, il lavoro che non c’è assolutamente più se non come sfruttamento selvaggio fisico e mentale. Vogliono trasformare la società dalle fondamenta e estrarre plusvalore dai nostri corpi, dalle nostre menti, dalle nostre relazioni, dai nostri pensieri, dai nostri desideri. L’industria delle armi è fiorente come non mai e come non mai parte integrante dell’economia di stato.

Il potere parla apertamente di guerra mondiale come orizzonte possibile. La militarizzazione investe tutti gli ambiti dalla scuola, perfino dall’asilo, all’università, dall’organizzazione degli eventi culturali alla chiamata all’unità patriottica, dall’esaltazione delle forze dell’ordine e dell’esercito ai tentativi di riproporre la leva. Per le strade ci sono solo divise di tutti i tipi che dovrebbero proteggerci in una società propagandata come violenta e pericolosa dato che i giovani si organizzano per bande, i femminicidi si susseguono, i terroristi manifestano nelle strade. I deliri securitari accompagnano tutte le narrazioni mainstream. La propaganda è propaganda di guerra, i servizi sociali hanno ormai assunto connotati polizieschi.

Sul fronte esterno, gli Stati Uniti con il presidente Trump (ma con i Dem non sarebbe stato diverso nei principi di fondo) a fronte di una situazione sociale interna devastata, mettono in atto spudoratamente e con un’arroganza senza pari la legge del più forte. Rapiscono Nicolas Maduro e Cilia Flores, minacciano Cuba, vogliono la Groenlandia, aggrediscono l’Iran, portano la guerra dove vogliono e/o pretendono di imporre la loro “pace” qua e là a seconda dei loro interessi, in Palestina con Board of Peace… Netanyahu ha dichiarato che ci saranno serie ripercussioni nei confronti degli Stati che ostacoleranno la politica israeliana. Israele è la punta di diamante militare, economica, sociale, biotecnologica del nuovo rapporto con gli oppressi e i colonizzati: compie il genocidio del popolo palestinese, pretende l’espulsione dei palestinesi rimasti, organizza un dominio neocoloniale degno di un film dell’orrore con il supporto di tutti gli stati occidentali. Ursula von der Leyen ha dichiarato che per scongiurare la guerra bisogna armarsi(!)

Come femministe ci dobbiamo necessariamente porre il problema di come affrontare tutto questo consapevoli che nell’attuale momento storico ogni patteggiamento con il potere è collaborazionismo.

Non basta fare l’elenco delle brutture del capitalismo e non è il caso di ballare nelle strade gridando slogan contro la guerra o contro la violenza sulle donne all’interno dell’ennesima gabbia che ci è concessa, dopo aver chiesto il permesso naturalmente!

Dobbiamo porci il problema di come mettere anche solo un granello di sabbia in maniera ostinata e contraria nell’ingranaggio.

Gli spazi per la diserzione sono stretti, ma vanno praticati qui e ora, anche se il prezzo che si paga è alto. D’altra parte, anche l’offerta della propria collaborazione in vista dell’“integrazione” nel sistema si paga sempre più cara: sulla propria pelle e su quella di tutte le altre.

Il potere patriarcale è fondato su alcuni elementi di base che hanno costruito la nostra soggezione: dominio, possesso, autoritarismo, gerarchia, meritocrazia, colpevolizzazione, stigma, infantilizzazione…ora il modello neoliberista li ha estesi a tutti gli oppressi. Se vogliamo che la lotta contro la nostra oppressione ottenga un risultato dobbiamo smetterla di coltivare orticelli, dobbiamo partire da noi smontando i nodi fondanti del capitalismo e del patriarcato in qualsiasi modulo di guerra ci troviamo invischiate.

Il femminismo non è un valore aggiunto, un interesse nei confronti dell’oppressione delle donne che può accompagnare qualsiasi visione politica. Questa impostazione ha dato e dà luogo a delle aberrazioni che sono eclatanti ed evidenti nel panorama attuale: donne di potere che parlano di violenza patriarcale e fanno leggi e leggine che buttano nella precarietà e nella povertà tutte le altre donne, donne che credono nella meritocrazia, nella gerarchia, donne manager che licenziano, donne in divisa, nei tribunali, direttrici di carceri…

Questo non è femminismo, è emancipazionismo ma della peggior specie. L’emancipazionismo in sé è utile e importante ma è un mezzo e non un fine.

Il femminismo è un movimento politico che si batte per il superamento di questa società e che lottando per la liberazione delle donne lotta per la liberazione di tutti gli oppressi. Non chiede tutela, ma pratica la libertà dalla soggezione, è rifiuto di tutte le forme, più o meno subdole, di “servitù volontaria” e di “vittimizzazione”.

È necessario quindi coniugare la nostra oppressione con la lotta ai nodi fondanti che costituiscono il sistema di potere. È inutile battersi nella scuola per il rispetto dell’altro se non si riconosce che la mancanza di rispetto viene dai concetti di gerarchia, autoritarismo e meritocrazia. Il rispetto di genere è impossibile senza l’abolizione del 5 in condotta, della gerarchia scolastica, della scuola azienda.

A cosa serve la pulizia del linguaggio sessista, colonialista, razzista, abilista etc. se non si mette in questione il modo di produzione che ne è la causa? I codici etici, del mercato e dello Stato, sono come dei vaccini: introducendo nel sistema una minima dose di senso “alternativo”, rafforzano il metabolismo della società capitalista

È inutile fare scioperi, tra l’altro preavvisati e concordati, per avere il riconoscimento dalla controparte del lavoro di cura e riproduttivo che ci viene imposto ed estorto, del lavoro precario e dei salari inadeguati, bisogna battersi sul posto di lavoro contro i tornelli, contro i tempi di lavoro, contro il controllo dell’orario, contro la gerarchia, contro le retribuzioni per merito… Non vogliamo elemosine e concessioni pelose, vogliamo il tempo e lo spazio per tutti. Altrimenti perdiamo la capacità di produrre coesione sociale e provochiamo solo polarizzazione.

La polarizzazione è l’opposto della scelta di parte.

Il femminismo sa da che parte stare perché tiene sempre presente la differenza tra aggressore ed aggredito. L’aggressore è l’imperialismo USA, all’attacco su tutti i fronti, e il progetto sionista di Israele, di cui si esportano le soluzioni in tutti i Paesi occidentali.

Se rifiutiamo che, nei tribunali dello Stato, le donne siano gravate dall’onere di provare il proprio “dissenso” rispetto alla violenza sessuale subita, dovremmo fare chiarezza sul fatto che, nei “processi” internazionali, il dissenso espresso dalle donne nei confronti dei governi dei propri Paesi non è una forma di consenso implicito a farsi aggredire da una potenza straniera.

Dobbiamo batterci contro la guerra sul fronte esterno ed interno con ogni mezzo necessario proprio perché siamo femministe.

La nostra sicurezza siamo solo noi.

Coordinamenta femminista e lesbica

8 marzo volantino

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8 marzo 2026/La nostra sicurezza siamo solo noi

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Ascoltate questa sera Zardins Magnetics/ giovedì 5 marzo 2026

Zardins Magnetics di giovedì 5 marzo 2026

Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.

Gli argomenti:

✓L’autodeterminazione nei limiti della necessità, non in un altro mondo, ma in questo
✓Os Cangaceiros: “bisognava organizzarsi per attraversare il deserto che avanzava”

Ascolta la diretta:
FM 90.0 MHz
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4 marzo 1975/ Ogni cuore è una bomba a orologeria

Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo. Ascoltate assolutamente il podcast!

Rote Zora – Esercizio di memoria femminista

51 anni fa una detonazione notturna danneggia l’edificio del tribunale
costituzionale contro la criminalizzazione dell’aborto. È la notte del 4
marzo 1975. L’attacco è rivendicato dal gruppo di donne e lesbiche Rote
Zora. Inizia così il percorso ventennale del braccio clandestino del
movimento femminista tedesco.

Le loro parole ci arrivano oggi con la stessa potenza del fuoco dei loro
sabotaggi.
Il libro autoprodotto “Rote Zora. Guerriglia urbana femminista” ne
racconta la storia attraverso le loro azioni e i loro comunicati.

Un assaggio in podcast:
https://www.spreaker.com/episode/rote-zora-guerriglia-urbana-femminista–27400139

Per info e copie (300 pag, 10 euro, sconto per le distribuzioni) :
rotezoralibro (at) riseup.net

Ogni cuore è una bomba ad orologeria!

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Per Barbara Balzerani/ Les Mujeres del carbon cantano Santa Barbara bendida

Per Barbara con affetto e condivisione politica

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Fronte esterno/La legge del più forte-Neocolonialismo/L’aggressione all’Iran

«Non intendo presentare alcun appello contro una condanna a morte e non accetterò nessun perdono, anche se lo Scià deciderà di accordarmelo. Il perdono è per i traditori ed io sono invece la vittima di un intervento straniero.»(dichiarazione durante il suo processo, 9 novembre 1953)

Dopo il colpo di Stato , lo Scià Mohammad Reza Pahlavi consolidò il suo potere assoluto emarginando il parlamento e trasformando l’Iran in un regime autoritario filo-occidentale. La repressione del dissenso fu violentissima, nel 1957 fu creata la polizia segreta SAVAK.  Lo Scià operò una “modernizzazione” forzata del paese,  chiamata rivoluzione bianca, aumentarono a dismisura disuguaglianze e autoritarismo ma grazie alle entrate petrolifere degli accordi con le compagnie straniere l’Iran visse un rapido sviluppo economico e militare con la nascita di una borghesia filo occidentale e divenne  il principale alleato USA nel Golfo Persico. Le proteste  della maggior parte del paese diventarono massicce e presero un connotato religioso  con la figura dell’Ayatollah Khomeini. Nel gennaio del 1979 lo Scià fu costretto a fuggire e nacque la Repubblica islamica. La rivoluzione islamica fu una vera e propria rivoluzione di popolo. Le disgrazie dell’Iran sono tutte frutto delle ingerenze occidentali e della violenza coloniale, dovremmo fare molta attenzione nel tranciare giudizi, L’Iran deve costruirsi da solo il futuro che vorrà.

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Fronte interno/ Mele marce?

Mele Marce? No, tutto il cesto!

<Dalla retorica della “mela marcia” alla devianza sistemica: casi, omertà istituzionale ed espansione normativa dei poteri coercitivi come architettura dell’impunità>

Riportiamo un utile articolo di Lavinia Marchetti da Osservatorio Repressione https://www.osservatoriorepressione.info/le-mele-marciano/che ripercorre  alcuni degli ultimi avvenimenti riguardanti le così dette forze dell’ordine e le conseguenze dell’ultimo decreto sicurezza.

Le mele marciano

Nel dibattito pubblico, mediatico e istituzionale italiano, l’emersione di reati di estrema gravità commessi da appartenenti alle forze dell’ordine e di polizia penitenziaria viene invariabilmente incanalata all’interno di una precisa distopia narrativa che si intreccia irreparabilmente, da anni, con la retorica della “mela marcia”. Questa formula linguistica e concettuale, ampiamente utilizzata dai vertici ministeriali e dalle gerarchie militari, postula che le violenze, gli abusi di potere, la corruzione e le torture siano il prodotto esclusivo di devianze individuali, isolate e imprevedibili. Tale postulato assume l’esistenza di un corpo istituzionale sano, inattaccabile nella sua essenza democratica, occasionalmente infettato da singoli elementi patologici che, una volta individuati ed espulsi, restituiscono l’organismo alla sua originaria purezza. Tuttavia, un’analisi empirica, sociologica e giuridica rigorosa, basata sulle evidenze investigative e processuali degli ultimi anni, smentisce categoricamente questa ipotesi auto-assolutoria. Le fonti documentali, le inchieste della magistratura e le analisi prodotte dalla dottrina e dalle organizzazioni per i diritti umani dimostrano in maniera inequivocabile l’esistenza di un problema strutturale e non individuale. In questo paradigma, l’abuso di potere non rappresenta un’eccezione o un malfunzionamento accidentale, ma si configura come una prassi operativa tollerata, protetta da un impenetrabile muro di omertà istituzionale e tacitamente avallata da una classe politica subalterna.

Come evidenziato dall’analisi del caso Cinturrino, definire un poliziotto pluridecorato e leader di un manipolo di agenti come un’anomalia isolata permette di evitare riforme necessarie. Anzi, conferma la natura ambigua e totalizzante del potere quando, dopo questo caso, si è andati avanti con lo “scudo penale” che molto probabilmente avrebbe permesso a Cinturrino e colleghi di farla franca, magari passando da eroi. Tale narrazione rassicura l’opinione pubblica sul fatto che le istituzioni “stiano bene”.  Continua a leggere

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8 marzo 2026/Contro lo stato di guerra con ogni mezzo necessario

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Lunedì 2 marzo a L38Squat/NON FACCIAMOLI ENTRARE

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8 marzo 2026

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Ascoltate questa sera Zardins Magnetics/giovedì 26 febbraio 2026

Zardins Magnetics di giovedì 26 febbraio 2026

Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.

Gli argomenti:

-La storia di questi alberi è nostra.
Vogliono che moriamo come sono morti questi alberi.
Ma impareremo da loro e cresceremo di nuovo.

Ascolta la diretta:
FM 90.0 MHz
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Domani mattina 23 febbraio all’ATER

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La coordinamenta verso l’8 marzo 2026/ ABECEDARIA/Premessa 2

In relazione al percorso ABECEDARIA della coordinamenta verso l’8 marzo che vi abbiamo presentato qui  pubblichiamo  la

PREMESSA 2

Consenso o Autodeterminazione?

clicca qui

[…] Il neoliberismo fagocita nell’universo mercantile tutto, il lavoro, la natura, la sostanza vivente e, pertanto, anche l’immaginario e la mente. La donna merce è donna incarcerata tra sbarre di segni ideologici e culturali della società patriarcale e borghese, è donna che inizia a essere programmata sin dalla nascita, facendosi riproduttrice di merce e, quindi, anche di se stessa come merce… Ogni donna realizza, inconsapevolmente, un programma che in lei è stato introdotto. La sua “normalità” è così il dramma sociale dell’esecuzione automatica, inconscia, della propria programmazione fabbricata per lei dal capitale, espressione attuale del patriarcato. La donna merce è senza “coscienza per sé”, è coscienza del capitale che opera per il suo tramite. Dominio reale del capitale significa assoggettamento della coscienza individuale delle donne ai programmi di comportamento patriarcali; è il trionfo della “coscienza illusoria di sé”, una catena che va spezzata e si può spezzare solo ponendo le proprie pratiche sociali in rapporto antagonistico con l’intera società borghese patriarcale […] (E. Teghil, Coscienza illusoria di sé, Bordeaux, Roma 2013, pp. 80-81).
Questa è praticamente l’inconsapevolezza con cui la maggior parte delle donne porta avanti un discorso che è contro se stessa, con il quale è stata programmata sin dalla nascita e la considera normalità.

La capacità di autodeterminarsi è un percorso faticoso e difficile ma è l’unica strada per costruire liberazione dalla violenza patriarcale dei singoli, dello Stato, del sistema di potere.

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