Oggi a Pinerolo/ Disertare! Rompere il patto sociale!

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Allarme Rosso 18/ Verso la sorveglianza totalitaria unica europea

ALLARME ROSSO!

EU-funded AI innovation powers a new era in cooperative smart city development.
In Valencia, the CitiVerse European Digital Infrastructure Consortium (EDIC) was officially established during its inaugural general assembly. This milestone marks a new era in cooperative smart city development, setting a new global benchmark in this area.

https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/news/eu-funded-ai-innovation-powers-new-era-cooperative-smart-city-development

CITIVERSE: VERSO LA SORVEGLIANZA TOTALITARIA UNICA EUROPEA

Creare un sistema di dati sul cloud europeo basato su tutti i dati delle smart city, digitalizzare i corpi e influenzare il comportamento delle persone.

1) GEMELLI DIGITALI: SIMULAZIONI DELLE CITTÀ IN TEMPO REALE

A Valencia è stato stabilito il (https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/news/eu-funded-ai-innovation-powers-new-era-cooperative-smart-city-development) CitiVerse European Digital Infrastructure Consortium, (https://eur-lex.europa.eu/eli/dec_impl/2024/459/oj) il cui obiettivo è guidare lo sviluppo delle smart city su tutto il territorio europeo introducendo il gemello digitale che consiste in una replica virtuale in tempo reale di una città. Il citiverse prevede che questi gemelli digitali siano tutti interconnessi: (https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/edic) i dati delle singole smart city che prima erano esclusivamente gestiti a livello locale e comunale, inizieranno ad essere condivisi con altre città, anche al di fuori del proprio Stato, con lo scopo di realizzare simulazioni in tempo reale delle città e di tutto ciò che c’è dentro avendo un flusso continuo di dati sulla vita dei cittadini raccolti tramite telecamere e sensori e processati da IA, il tutto immagazzinato in un cloud europeo, (https://errin.eu/calls/towards-networked-local-digital-twins-eu) arrivando così ad una sorveglianza totale.
Secondo questo report (https://zenodo.org/records/10262579) citiverse farà uso del metaverso (p. 6) e non si tratterà di una semplice replica virtuale delle città, perché esistono dei progetti (p. 11-13) sulla scannerizzazione dei corpi per introdurre all’interno di queste città degli avatar virtuali delle persone reali che le abitano. Esiste infatti anche un documento (https://www.iso.org/standard/78020.html) sullo scambio di informazioni e dati biometrici per il riconoscimento automatico delle persone (p. 14) e la possibilità di utilizzare degli occhiali per la realtà aumentata (p. 16).

2) LA DIGITALIZZAZIONE DEI CORPI

Citiverse fa parte del programma digitale europeo (https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/events/developing-citiverse) e viene da p.57, e l’obiettivo principale descritto nel documento (https://ec.europa.eu/info/funding-tenders/opportunities/docs/2021-2027/digital/wp-call/2023/call-fiche_digital-2023-cloud-ai-04_en.pdf) è proprio la creazione di un mondo virtuale che fa uso di realtà virtuale e aumentata con lo scopo di permettere alle persone di interagire in quella che loro definiscono una “metropoli ibrida” (p. 58), con dati che non proverranno soltanto dalle smart city e dai comuni, ma anche da fonti private. Si parla poi di gemelli virtuali umani, ossia delle repliche virtuali degli esseri umani che conterranno tutte le nostre informazioni e saranno messi nelle mani dei sanitari con lo scopo di fare ricerca e per fornire cure personalizzate (p. 60). Il progetto Citiverse è a lungo termine e affinché possa essere realizzato occorre raggiungere una massa critica di dati (p. 63) che si può raggiungere esclusivamente se più comuni decidono di aderire al modello smart city e digitalizzare le proprie città, cosa che, sta sempre più avvenendo.

3) MANIPOLARE IL COMPORTAMENTO TRAMITE IL NUDGE

Sempre nel report precedente (https://zenodo.org/records/10262579) si parla di utilizzare i nudge (https://t.me/dereinzigeitalia/707) come tecniche di manipolazione del comportamento (p. 25). C’è questo studio (https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/13600869.2019.1590928#abstract) che illustra un esperimento in Olanda dove la manipolazione delle luci della strada è stata in grado di influenzare il comportamento delle persone alterandone l’umore e spingendole a prendere strade differenti. Vengono usate anche app e lettere per spingere le persone a usare i trasporti pubblici, una forma di lotta alla mobilità privata, che fanno uso di un sistema di ricompense. (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2214367X22001417)
Un altro studio (https://dl.acm.org/doi/10.1145/3603304.3603355) esamina la possibilità di utilizzare i nudge per avanzare gli obiettivi dell’agenda 2030 e propone nella tabella 2 una serie di interventi che si possono fare per raggiungerli che si basano su sistemi di ricompense, gamification e credito sociale. Oltre alle iniziative contro la mobilità privata troviamo anche quelle dove si incentivano screening e visite mediche, o quelle che fanno uso dell’impronta di carbonio o delle gare tra quartieri con premio finale per chi consuma meno energia.

CONCLUSIONI

Il progetto citiverse è una delle più grandi minacce per la nostra libertà: la digitalizzazione non è solo uno strumento di controllo, perché tramite l’applicazione di algoritmi sarà possibile influenzare in modo inconscio le nostre scelte quotidiane e alterare il nostro umore in maniera molto più pervasiva di come già fanno i social.

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Ascoltate questa sera Zardins Magnetics/giovedì 23 gennaio 2025

Zardins Magnetics di giovedì 23 gennaio 2025

Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.

Gli argomenti:

-Su imprigionamenti, interdizioni, scarcerazioni, rivolte e lotte di liberazione

Ascolta la diretta:
FM 90.0 MHz
https://radioondefurlane.eu/

Riascolta le trasmissioni passate:
https://zardinsmagneticsradio.noblogs.org/

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24 gennaio a Pisa/Tecnologie di sorveglianza, tecnologie di sterminio

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Sabato 25 gennaio a piazza Vittorio/Il genocidio è ora!

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Sabato 25 gennaio 2025 a Trento

Contro il genocidio a Gaza. Per una memoria del presente

Contrariamente a quello che spesso si pensa, la consapevolezza di cos’è stata la macchina di sterminio nazista comincia a farsi largo solo negli anni Settanta (e questo non per merito delle istituzioni democratiche, ma malgrado la loro memoria auto-assolutoria). L’inferno di Auschwitz-Birkenau è stato possibile grazie all’intreccio tra i volenterosi carnefici del Führer e la «zona grigia» della collaborazione. Hitler e gli altri gerarchi nazisti si richiamavano esplicitamente al modello statunitense di segregazione dei neri e alle leggi americane sulla sterilizzazione forzata dei «tarati» e degli «improduttivi». Stuoli di accademici e scienziati hanno lavorato entusiasti per le imprese del Terzo Reich. L’efficacia burocratica della macchina nazista è stata garantita dalle schede perforate fornite dall’IBM. Gli Alleati si sono sempre astenuti dal bombardare le linee ferroviarie su cui viaggiavano i treni della morte per non farsi carico di milioni di ebrei apolidi. A collaborare con la polizia nazista nella deportazione verso i lager sono stati anche i Consigli ebraici (aver ricordato questa scomoda verità storica è costato all’ebrea Hannah Arendt un furioso linciaggio morale). Quali lezioni abbiamo tratto da tutto ciò? La risposta sta in quattro lettere: Gaza.

Il punto non è stabilire le analogie e le differenze tra la Shoah e la nuova Nakba del popolo palestinese. Il punto è che non serve aspettare trent’anni per capire cosa sta succedendo e chi collabora oggi con i massacratori, poiché stiamo assistendo al primo genocidio in diretta della storia. Se vogliamo sapere chi sono i volenterosi carnefici di Netanyahu basta guardare le immagini che i soldati dell’esercito israeliano “postano” sui social. Se vogliamo trovare delle tracce inequivocabili di intenzioni genocidarie non dobbiamo scovare i verbali di qualche riunione segreta: basta leggere quello che Netanyahu, Gallant, Ben-Gvir e Smotrich affermano pubblicamente. Se vogliamo la conferma che la cultura dominante non è affatto un argine alla barbarie, ma spesso la sua più infame giustificazione, possiamo osservare allo stesso tempo il ruolo dei professori universitari israeliani nel lubrificare la macchina di morte contro i palestinesi e il ruolo ignobile di tanti intellettuali italiani e occidentali. Se vogliamo capire chi fornisce soldi, armi, tecnologie e appoggio politico agli sterminatori di bambini la risposta non è difficile: gli Stati Uniti e l’intero Occidente. Se vogliamo una risposta meno generica e più vicina a noi: l’Università di Trento e la Fondazione Bruno Kessler. Se vogliamo un esempio attuale di complicità tra persecutori e “rappresentanti” dei perseguitati, possiamo osservare il ruolo collaborazionista dell’Autorità Nazionale Palestinese, i cui poliziotti in questi giorni stanno rastrellando il campo profughi di Jenin per arrestare o assassinare i resistenti palestinesi.

A conferma di quanto sia mistificatorio e oltraggioso l’uso politico della Shoah non basta il fatto che siano gli eredi del razzismo anti-ebraico e dei fucilatori di partigiani a pretendere di darci lezioni sull’antisemitismo? A parlare nella «Giornata della memoria» sarà anche quest’anno chi non muove un dito né apre bocca contro il genocidio palestinese.

Come ha affermato di recente lo scrittore palestinese Abdaljawad Omar, Gaza non è solo una «rovina apocalittica», ma anche «un deliberato spettacolo di crudeltà». Per milioni di oppressi, «ogni bambino sepolto, ogni famiglia cancellata, ogni casa ridotta in macerie diventa un promemoria del loro posto in un mondo che si rifiuta di fermare il massacro». Qui sta la nostra «bancarotta morale». A meno di non spezzare la nostra disumana collaborazione.

Assemblea di solidarietà con la resistenza palestinese

SABATO 25 GENNAIO, ORE 15,00 – PIAZZA DUOMO, TRENTO

CORTEO CONTRO LE COLLABORAZIONI TRENTINE CON IL GENOCIDIO DI GAZA

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Khalida Jarrar è stata liberata!

Con Khalida con grande affetto

Sono 90 le donne e i minorenni palestinesi detenuti nelle carceri israeliane che sono stati liberati il 19 gennaio nel primo scambio di prigionieri tra Israele e Hamas. Tra questi c’è Khalida Jarrar. Un profondo affetto ci lega a Khalida e non perchè è una intellettuale di rango, una accademica, una deputata e una femminista ma perchè è una militante del FPLP che ha dedicato tutta la vita alla causa palestinese, è stata imprigionata più volte nelle caceri israeliane, durante le sue detenzioni sono morti suo padre, sua madre, sua figlia, un nipote. Non le è stato concesso di partecipare ai funerali. L’ultima volta è stata arrestata nel dicembre del 2023 senza accuse, in detenzione amministrativa, rinnovata ogni volta, in isolamento per sei mesi “E’ come essere sepolta viva in una tomba” ha detto Khalida al suo avvocato. Khalida è una donna forte, lo è sempre stata, ha superato prove molto pesanti. Supererà anche questa nonostante questa volta sia visivamente molto provata. Siamo tutte con te Khalida!

Vi linkiamo alcuni articoli scritti in passato

La compagna Khalida Jarrar è libera

8 marzo 2016/Khalida Jarrar

Khalida Jarrar: lettera dal carcere

Solidarietà a Khalida Jarrar

Detenzione amministrativa

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La Parentesi di Elisabetta del 20/1/2025/ Narrazioni di potere, narrazioni di classe

Narrazioni di potere, narrazioni di classe.

<Imbarbarimento di una società sempre più violenta?>

di Elisabetta Teghil

Che lo sperpero del proferire non sia pretesto al /  tacere/ Che la rapina del significare/ non sia la tomba di ogni giudizio.

Haiku senza Haiku* Progetto ispirato da Juan Sorroche-AS2 c.c. Terni

Vengono fatte con continuità puntuali ricerche storiche, lucide analisi politiche, dotte disquisizioni sul sesso degli angeli, ma quasi nessuno/a si occupa di analizzare la quotidianità in termini di classe. Quei pochi/e che lo fanno sono avvolti nel silenzio se non demonizzati e stigmatizzati anche nella così detta sinistra. E questo già la dice lunga. Invece dovrebbe essere un esercizio di cui ci dovremmo far carico con urgenza per evitare che lo scollamento tra teoria e prassi ci faccia perdere di vista che è sulla lettura di quello che accade nel quotidiano che si costruisce il comune sentire. E’ un compito che ci dobbiamo assumere per evitare di dare sponda alla costruzione del nemico interno che sta operando con sistematicità e da molto tempo il capitalismo neoliberista attraverso tutto l’arco partitico compresi annessi, connessi e collaterali, media in prima linea.

Il modello di destra, che è fondamentalmente fascista, punisce e reprime i subalterni che non stanno al loro posto, il modello socialdemocratico, politicamente corretto e decorosamente reazionario, li annichilisce fisicamente e psicologicamente. I subalterni devono essere sempre grati.

Qualche tempo fa, il ministro Giuseppe Valditara ha dichiarato in seguito all’aggressione da parte di un gruppo di genitori a una professoressa di sostegno in una scuola in provincia di Napoli, nel plesso di Scansano, che siamo di fronte ad un “imbarbarimento di una società sempre più violenta”.

Sui giornali, nei media, sui social, nei telegiornali di ogni ordine e tipo rimbalzano tutti i giorni notizie sulla violenza della società: ragazzi, addirittura minorenni, si affrontano durante la movida con coltelli, armi da fuoco, qualche volta qualcuno rimane ucciso senza un motivo reale, dicono i media, oppure per un pestone su un costoso paio di scarpe. Persone ne ammazzano altre incontrate per caso per strada, i femminicidi poi sono pane quotidiano, stanno diventando routine. Lavoratori e lavoratrici muoiono tutti i giorni, chi sotto una trave, chi sotto una gru, chi cadendo da un tetto, chi disidratato per un colpo di sole in un campo di pomodori o chi addirittura scaricato sotto casa dal datore di lavoro e morto dissanguato. Una ragazzina tenta di accoltellare un compagno di scuola portandosi il coltello da casa perché il ragazzino ha fatto la spia. Qualche tempo fa un capotreno a Genova Rivarolo è stato aggredito e accoltellato da un ragazzo e una ragazza a cui aveva chiesto il biglietto e che lui aveva fatto scendere dal treno perché privi di titolo di viaggio e senza intenzione di pagarlo. L’aggressione al personale medico e infermieristico da parte dei familiari dei ricoverati nei pronto soccorso degli ospedali è ricorrente. E’ notizia recente l’uccisione di Ramy, un ragazzo di 19 anni, in un inseguimento da parte delle forze dell’ordine. Erano in due, coetanei, su un motorino e non si sono fermati all’Alt dei carabinieri. Tanto è bastato. Per non parlare chiaramente della condanna unanime e bipartisan delle così dette violenze delle manifestazioni di protesta e di rabbia che ci sono state a Roma, Milano, Bologna, Torino… in seguito all’uccisione di Ramy.

Ma l’ineffabile ministro Valditara, che non è il solo a fare queste esternazioni ma in buona compagnia, si è chiesto a cosa sia dovuto questo imbarbarimento?

L’’insegnamento e l’esempio sono direttamente impartiti dal sistema di potere e dai relativi agenti politici a tutti i livelli da quelli di governo a quelli partitici, a quelli associazionistici nazionali e internazionali che usano con sistematicità e per scelta la legge del più forte per la soluzione di qualsiasi tipo di problema sia con i subalterni in campo nazionale sia in campo internazionale. Israele ha deciso di eliminare fisicamente tutti i palestinesi? tutto il mondo occidentale, Italia compresa, plaude e supporta. Gli Stati Uniti e la Nato hanno deciso che gli ucraini sono carne da macello per il raggiungimento dei loro obiettivi? l’Europa si accoda, anzi è estremamente attiva, e se il rischio è la terza guerra mondiale che importa! Comincia a manifestarsi un dissenso interno? Viene immediatamente proposto il DDL 1660 così nessuno potrà più protestare neppure a bassa voce, tutto rientrerà nel penale.

Le scelte di potere diventano così metabolismo sociale, costruiscono la società e i rapporti tra le persone. Se lo Stato è il primo a mettere in atto la legge della prevaricazione e del sopruso, la violenza normata e istituzionalizzata, perché il cittadino non dovrebbe prendere esempio e applicarla in tutti i rapporti in cui si dipana la sua quotidianità? Continua a leggere

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Le donne che non difende nessuno

Una inaudita violenza patriarcale

Vi ricordate la vicenda di Chiara ragazza della provincia di Parma che aveva portato avanti due gravidanze a distanza di un anno l’una dall’altra e aveva lasciato morire i neonati appena partoriti, forse dissanguati ma non si sa bene, seppellendoli poi nel giardino di casa all’insaputa di tutti? Se non vi ricordate andate a leggere qui https://coordinamenta.noblogs.org/post/2024/09/22/le-donne-che-non-difende-nessuno-11/

Proprio ieri abbiamo saputo la notizia di una inaudita violenza patriarcale messa in atto dallo Stato e dal suo ex ragazzo nei suoi confronti che ci ha fatto sobbalzare. L’ex ragazzo di Chiara (come ha potuto solo pensare di fare una cosa simile!) si è presentato in Comune con una procedura attivata dalla Questura di Parma e ha dichiarato la nascita dei due bambini con nome e cognome denunciandone contemporaneamente la morte. In questo modo, con un atto degno del più profondo cattolicesimo integralista, hanno defraudato Chiara di ogni autodeterminazione. Lei pagherà pesantemente con il carcere l’atto di non far vivere i neonati ma è stata defraudata della sua scelta di non essere madre che è palesemente il motivo per cui non li ha fatti vivere. Ci viene il dubbio che la scelta di non dire niente, di fare tutto da sola sia dovuta proprio alla consapevolezza dell’ambiente che la circondava. I media ci dicono che forse anche lei ha partecipato alla scelta dei nomi, ma tutto quello che possiamo dire noi è che ora si trova nelle grinfie dello Stato, di psicologi/e, criminologi /e, di zelanti specialisti del comportamento che hanno il compito di riportarla nei ranghi.

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Ascoltate questa sera Zardins Magnetics/ giovedì 16 gennaio 2025

Zardins Magnetics di giovedì 16 gennaio 2025

Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.

Gli argomenti:

✓ Aquilina, una storia di contro-stregoneria e inquisizione a Udine, alla fine del 1500
✓ Ramy vive!

Ascolta la diretta:
FM 90.0 MHz
https://radioondefurlane.eu/

Riascolta le trasmissioni passate:
https://zardinsmagneticsradio.noblogs.org/

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Al Laurentino 38 governa la polizia!

Al Laurentino 38 governa la polizia

https://l38squat.noblogs.org/

È ormai una settimana che il nostro quartiere è sulla cronaca di TV e giornali.
Abbiamo aspettato in silenzio che la notizia di alcuni arresti venisse consumata da chi banchetta sulle difficoltà altrui ma sembra non ci sia ancora pace.

Ieri sera, ancora una volta, il quartiere era sotto assedio. Ogni ingresso pattugliato da numerose volanti.

Lo diciamo senza mezzi termini: la criminalizzazione rivolta al quartiere sta generando un clima pesantissimo e non vogliamo che le guardie si sentano padrone delle nostre vite.
Che può succedere se un pischello in motorino non si ferma a un posto di blocco perché ha fatto due tiri di canna e non vuole perdere la patente? Che può succedere se qualcun risponde male o ignora le domande della prima guardia che capita in quartiere?
Mentre media e politici pompano odio verso le periferie, a noi preoccupa il quotidiano.
Ci aspettiamo solo violenze.

Il Laurentino 38 continua a subire maltrattamenti da ogni amministrazione ma questo non fa notizia.
Non fa notizia, ad esempio, che la Regione Lazio ritiri grossi finanziamenti previsti per interventi nel quartiere perché l’ATER li ha lasciati inutilizzati fino alla scadenza. O che il Municipio IX abbandoni il quartiere, spostando la sua sede accanto al centro commerciale Maximo e traslocando le attività culturali in un posto irraggiungibile come l’Ex-Vaccheria. Intanto, il cantiere del V ponte è ormai il simbolo del fallimento e della speculazione e l’economia interna del quartiere continua a subire colpi pesantissimi, schiacciata da due centri commerciali, senza prospettiva.

Il resto, per fortuna, non è solo polizia.

Le nostre vite sono simili a quelle di tanti/e altri/e abitanti dei quartieri popolari di Roma e non solo. Da una periferia vicina, il Quarticciolo, ci arriva una richiesta di solidarietà per difendere insieme quello che facciamo nei quartieri e quello che desideriamo per le nostre vite.
In questo momento il governo ha deciso di esportare anche al Quarticciolo il modello punitivo-penitenziario applicato nel 2023 a Caivano.
Anche là, come al Laurentino 38, Brumotti e Don Coluccia sono i testimonial del populismo penale e della propaganda violenta che usa i problemi sociali per spianare la strada alla speculazione e al controllo di chi è poverx.

Per confrontarci tra quartieri popolari e sostenerci reciprocamente parteciperemo all’assemblea di sabato 18 gennaio a piazza del Quarticciolo.

L38Squat – il centro sociale del sesto ponte

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Genova, 18 gennaio: Corteo contro lo Stato di guerra e il DDL ex-1660

Genova, 18 gennaio: Corteo contro lo Stato di guerra e il DDL ex-1660

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Ieri 11 gennaio a Roma per Ramy

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Messina Smart City/ NON E’ FORSE QUESTA GUERRA?!

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO QUESTO INTERESSANTE OPUSCOLO

NON E’ FORSE QUESTA GUERRA?!

01/ NON È FORSE QUESTA GUERRA?!
La democrazia è un cappio al collo di un suicida, con il nodo fatto
male. Mantiene in vita morenti come zombie frustrati. E sempre più
spesso poi ci si ritrova a fissare il vuoto; non è forse questa guerra?!
Le nostre esistenze sono inondate da un sentimento di separazione,
percezione a volte irreparabile di astrazioni sempre più isolanti.
Diventiamo complici silenti di questa ‘barbarie democratica; obbligati
ed obbligate ad essere costantemente diretti/e oppure ad essere la
nuova classe dirigente, quella che brinda ai disastri del Libano,
dell’Afghanistan, di Gaza, della provincia noiosa e del sobborgo
povero; non è forse questa guerra?!
I padroni delle città, sempre più piene di telecamere indiscrete,
sorvegliano ogni nostro passo a tutela del privilegio, prospettano il
peggio e guadagnano il più possibile preparando i loro dispositivi di
‘prevenzione’ e ‘sicurezza’. Lo vediamo con le nostre vite sempre più
blindate, sempre più spiate: a cosa servono tutte quelle guardie ad
ogni angolo? Dicono: “al servizio dei cittadini”; ma che ne è di chi non
riesce o non vuole diventare una macchina implacabile capace di
rispondere senza farsi troppe domande ai dettami del mercato e alle
regole dello Stato? Non bisogna essere anarchicx per accorgersi che
le polizie proteggono la proprietà, che se non possiedi non sei
persona da tutelare, ma piuttosto la plausibile infezione da cui
immunizzarsi in ogni maniera.
Il medico diagnostica la patologia, individua l’agente patogeno;
dunque, prognosi e terapia. Tribunali come sale operatorie; e dopo la
condanna, loculi del diametro di uno sputo, il più catarroso possibile,
al cui interno sospendere vite umane in nome della loro manifesta o
potenziale pericolosità. Carceri, carceri psichiatrici, istituti, comunità,
cpr, caserme, università, uffici, non-luoghi della produzione,
appartamenti, salottini e baretti vari.
Non è forse questa guerra?!
Ci cuciono addosso epidermidi finte e levigate, contro ogni refuso
anti-estetico, contro ogni particolarità e soggettività, che una volta
indossate tendono ad appiattirci, ad appiattire, ad assottigliare. Una
luce tutta artificiale su volti dai quali altrimenti trapelerebbe
un’inevitabile senso di nausea: la versione cinque punto zero
dell’esistente,
non è forse questa guerra?!
In un punto di confusione degna del più oscuro dei bivi ci si ritrova
troppo spesso costretti ad esercitare una forma di libertà
condizionata, concessa dall’alto a chi sgobba duramente senza
protestare. In un mondo che programma la nostra obsolescenza a
raggio sempre più corto, mettendoci a profitto al pari di vacche e buoi
degli allevamenti intensivi, si domanda lavoro per esistere. Si cerca
lavoro ma si desidera vita. La trappola è pronta e ci caschiamo tutti e
tutte dentro, volenti o nolenti.
Non è forse questa guerra?!
Sembra irreversibile ma non lo è. Altrimenti perché il Leviatano
affilerebbe sempre più i suoi artigli?! Si, è assolutamente vero che il
settore penitenziario (e tutto ciò che vi ruota intorno) è un vero e
proprio mercato, una florida industria in costante espansione; ma è
anche vero, molte volte, che nel sistema di capitale le idee di profitto
si reggano su una necessità esistente a prescindere dall’utile
monetario estraibile da questa, che spesso si palesa in un secondo
momento. In tal caso, se da un lato esistono scambi di sguardi
ammiccanti tra governo e grandi holding (vedi Webuild e il suo
interesse nei progetti “Recidiva zero”avviati dal Ministero della
Giustizia*), dall’altro lato se provano ad atterrirci con carcerazione a
tutto spiano, botte e menzogne, è perché la possibilità concreta di
una rivolta non smette di far loro paura.
“Ogni atto repressivo è un timore trasfigurato”, il rafforzarsi di un
bastione che si sente sotto potenziale attacco.[…]

Per continuare a leggere e/o scaricare messina smart city NONEFORSEQUESTAGUERRA

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Sabato ore 19 /per RAMY /piazza dell’Immacolata

Già lo sapevamo: sono stati i carabinieri

https://l38squat.noblogs.org/

È la storia di questa società; ti costringe a degli standard di vita che non puoi permetterti, poi ti sfrutta, opprime, ti sperona e ti ammazza. Basterebbe questo, non servirebbe aggiungere altro. Infatti mercoledì è successo lo stesso a San Lorenzo, i carabinieri inseguono un ragazzo nero sospettato di aver rubato al supermercato: lo buttano a terra, lo circondano e lo arrestano.

È la storia di una società che fra la proprietà privata e la vita sceglie sempre la prima. Una società che classifica la vita delle persone sulla base del reddito, del colore della pelle, del genere. Le donne vengono uccise a centinai ogni anno; le vite dei neri contano meno. Ci sono persone di serie A e persone di serie B, è la storia di questa società.

È la storia di un ragazzo come ce ne sono tanti, la maggioranza nel mondo, che per vivere si deve arrangiare come può, perché non c’è chi gli spiana la strada per fare il medico, l’ingegnere o il pagliaccio in parlamento. È la storia di una parte del mondo che resiste a una che opprime.
Sono stati i carabinieri, che per difendere la legalità, la proprietà privata, che per perseguire il loro senso di giustizia per cui gli è stata data l’uniforme, hanno ammazzato un ragazzo e ne hanno arrestato un altro. La vita delle persone razzializzate vale meno, meno di un ALT dei carabinieri, meno di una collana da 300 euro, meno di qualunque cosa al supermercato.

È la storia di una società che continua a ripetere che fino a qui va tutto bene. Vorrebbe far credere che la caduta è sempre più avanti e che fino a qui tutto sommato è andata bene. La caduta non sono i 90 suicidi nelle carceri, perché in fondo in Iran si sta peggio; la caduta non è un ddl che nega anche le forme di protesta pacifiche, perché in fondo i tempi bui sono quelli passati, il fascismo è passato; la caduta non è neanche la guerra ai poveri che viene fatta nelle città con le zone rosse o, ancora prima, murando le strade per complicare la vita a chi ci vive (vedi termini). E così la caduta non è una società che ha fatto dell’università un luogo dove si produce la guerra, del mediterraneo un cimitero, dei palestinesi che resistono una popolazione da sterminare e dei lager nelle nostre città come luoghi necessari per controllare i flussi delle persone che non hanno il giusto documento. Vogliono far credere che questo è il migliore dei mondi auspicabile.

La caduta allora non sarà neanche questa volta, neanche la vita di Ramy basterà a far vedere che la società è già precipitata, e che queste non sono altro che le conseguenze all’atterraggio. Perché il tribunale condannerà il singolo e assolverà la legalità; come fa il carcere: punisce chi ruba ma non combatte la povertà, chi stupra ma non risolve la cultura dello stupro.

Lo sapevamo prima e lo ridiciamo adesso: è stata la società. Classista, razzista, patriarcale.

Ci vediamo sabato 11 gennaio ore 19 a piazza dell’immacolata.

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