Contro il lavoro – ribaltare l’immaginario!

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Il mio compagno si sente in dovere di trovare un lavoro: cosa dire alla gente che mi chiede cosa faccio nella vita?? Se uno non ha un lavoro, passa subito per quello scansafatiche…in particolare poi se è un uomo e se riesce a campare grazie allo stipendio della compagna.

Una mia amica vive a casa del fidanzato, ha una piccola entrata fissa e può permettersi di non lavorare! “Che cosa fantastica!” Dico io. Peccato che per la maggior parte delle persone lei venga considerata una mantenuta, addirittura una senza interessi, senza obiettivi, senza un progetto di vita.

Una ragazza rifiuta un lavoro: sottopagato, orari massacranti, mansioni tutt’altro che stimolanti. “Giusto!” Dico io. Ma la maggior parte delle persone la guarderebbe dall’alto in basso, dicendo: ma è pur sempre un Lavoro!!!

Questo mese il mio capo non mi ha dato le ferie che gli ho chiesto. Ma io ci tenevo ad andare, e così mi sono messa in malattia! “Daje!” dico io! Ma la maggior parte delle persone la additerebbe, chiamandola con vari epiteti, da irresponsabile a ladra.

Il lavoro è evidentemente diventato un valore nella società che viviamo.

Eppure il lavoro moderno è caratterizzato da un controllo totale sul lavoratore: vengono imposte mansioni, sono controllati orari di entrata e uscita, luoghi e tempi per eventuali pause, ritmi di lavoro, livelli di produttività. Ma anche aspetto estetico, abbigliamento, atteggiamento, linguaggio…ogni aspetto della vita lavorativa e non, viene normato in maniera totalmente unilaterale. E la protesta o il dissenso vengono repressi repentinamente, attraverso strumenti crudeli come punizioni o ricatti.

Ogni giorno a lavoro contrattiamo la quantità di tempo libero che ci è permesso di avere. Siamo schiave e schiavi per la maggior parte della nostra esistenza. Il lavoro continua a uccidere milioni di persone ogni anno e, se riusciamo a sopravvivere, di certo perdiamo gran parte della nostra capacità di creare, di appassionarci, di conoscere e crescere.

…e tutto questo non viene mai messo in discussione.

Chi mai potrebbe volontariamente sottoporsi a tutto questo? Tutti coloro che nascono in una società che ci prepara alla disciplina, all’ubbidienza e al lavoro attraverso la famiglia, i media, la polizia, la chiesa e la scuola. Da piccoli/e di fanno camminare in fila, ci insegnano il valore dell’ubbidienza e del rispetto delle gerarchie, ci insegnano il valore del sacrificio e della sofferenza in nome di un dio, di una patria, della famiglia. Ci mettono in testa che se troviamo un lavoro, un qualsiasi lavoro, dobbiamo ringraziare chi ce  l’ha dato ed essere felici di fargli le riverenze. Sin da piccole/i veniamo preparati ad essere schiavi-lavoratori serenamente sottomessi e pacifici, così da inserirci perfettamente tra gli ingranaggi del capitale, fieri di esserci e di collaborare al progresso.

Ed è quindi automatico che, non appena qualcun@ scopre di poter essere liber@, di voler uscire da questi ingranaggi, di volersi ribellare ad uno stato fondato sulla schiavitù, venga messo in moto il controllo sociale, che attraverso la morale vuole riportare ogni cosa all’ ordine stabilito dal capitale.

Cambiamola noi la morale. Io personalmente continuerò a vantarmi di ogni volta che non vado a lavoro perché non mi va, a dire a tutti di dare malattia se non hanno le ferie che volevano, a giocare con i miei colleghi e colleghe chiamandoli servi e schiavi ogni volta che si fermano per lo straordinario e a prenderli in giro quando svolgono mansioni che non gli appartengono per fare un piacere al capo…ribaltiamo le regole, liberiamo la nostra vita e ogni volta che ci è concesso sottraiamoci dal lavoro!

La creatività, l’arte, l’amore, la conoscenza necessitano di tempo più di ogni altra cosa se vogliamo ripensare e vivere le nostre vite al di fuori della logica del capitale.

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