



✓ Mais “miracoloso” e terra di rapina: il “progetto Manhattan” sui contadini italiani, chi si arrese, chi cercò di resistere in tutti i modi
✓ Lottiamo perché lo Stato di guerra non chiuda i conti con le rivolte. Dalla Palestina a noi
«L’irriducibilità della mente umana ai disegni di chi vuole dominarla, un punto debole per chi prepara la guerra, un punto di forza per chi vi si oppone»
PUNTATA SPECIALE con la lettura di Uomini contro il fuoco
APPLICATA LA CENSURA DELLA POSTA A STECCO
Diffondiamo
Oggi, martedì 18 novembre, è stata disposta la censura sulla corrispondenza per sei mesi al nostro compagno Stecco a causa di un testo scritto sul carcere di Sanremo in cui ha denunciato le pessime condizioni del carcere e i pestaggi subiti da alcuni detenuti. Tale testo è stato considerato pericoloso per la sicurezza e l’ordine del carcere stesso.
Sempre a fianco a Stecco, al momento in sciopero della fame! Libertà per tutte e tutti!
Per non smettere di scrivergli:
Luca Dolce
Via Armea, 144
18038 Sanremo (IM)
Riceviamo e pubblichiamo.Tutta la nostra vicinanza e solidarietà!
In una fase in cui il movimento per la Palestina ha attenuato la sua mobilitazione e pressione, la macchina burocratico-repressiva continua a funzionare a pieno ritmo.
Ne è un esempio la notifica, in questi giorni, a sei compagni e compagne dell’avvio del procedimento, da parte della questura di Gorizia, per l’emissione di fogli di via da Ronchi, per – così recita l’avviso – “fatti verificatasi in data 13.09.2025 durante la manifestazione di protesta con corteo quale forma di contestazione nei confronti dell’Azienda Finmeccanica Leonardo Spa”.
La repressione opera attraverso gli uffici preposti, con tempestivo ritardo rispetto al tempo dei fatti contestati, servendosi di strumenti arbitrari e dei pretesti più vari.
La manifestazione del 13 settembre, organizzata dall’Assemblea No Leonardo Fvg, aveva visto la partecipazione energica e vivace di centinaia, forse un migliaio, di persone provenienti anche da fuori regione, con interventi numerosi e ricchi di contenuti, senza che si verificasse alcun incidente durante il percorso o di fronte allo stabilimento. Per questo, quasi tutta la stampa, per gettare fango, aveva dovuto ingigantire ad arte qualche screzio avvenuto con giornalisti o personaggi dai comportamenti inadeguati o provocatori. E comunque neppure questi episodi riguardano chi ha ricevuto l’avvio del procedimento per l’emissione dei fogli di via, provvedimenti amministrativi che non necessitano di puntuali accuse, essendo sufficiente un profilo che a parere del funzionario di turno possa considerarsi di “pericolosità sociale”; in questi casi la “pericolosità” è chiaramente tutta politica.
Le misure di prevenzione, tra cui i fogli di via, sono lo strumento di utilizzo immediato, da parte dello Stato, per colpire i movimenti, perché non hanno bisogno di un giudizio penale per limitare la libertà delle persone. Sono stati già utilizzati contro i manifestanti in occasione della partita Italia- Israele il 14 ottobre scorso a Udine, protesta a cui si è risposto con la previa militarizzazione della città e con una gestione dell’ordine pubblico a tal punto violenta da essere oggetto di un rapporto di Amnesty International.
È ovvio che il corteo di settembre a Ronchi ha toccato un nervo scoperto. Il governo e i suoi apparati mal digeriscono il consenso nato attorno a una mobilitazione che punta il dito contro la principale multinazionale della “difesa” a partecipazione statale e principale evidenza della complicità del genocidio in Palestina. La Leonardo sarebbe poi fra le prime beneficiarie della folle corsa al riarmo voluta dall’Unione Europea. La mobilitazione contro questa multinazionale si è estesa in varie parti d’Italia, in corrispondenza delle sedi degli stabilimenti, come a Tessera (Ve), a Grottaglie (Ta) e a Nerviano (Mi), ma anche nelle sedi estere. In Gran Bretagna, Palestine Action, per aver condotto alcune azioni clamorose anche all’interno degli stabilimenti della multinazionale, è stata dichiarata illegale e annoverata fra le organizzazioni terroristiche.
Nelle scuole e nelle università italiane si sta iniziando a denunciare l’ingerenza della Leonardo come leva di militarizzazione dell’istruzione. Ma non è tutto: c’è molto altro da svelare e si teme appunto che movimenti e assemblee continuino a scoprire, a impegnarsi e a lottare. Ovviamente le forze della repressione rivolgono un’attenzione particolare ai tanti giovani militanti il cui entusiasmo sarebbe da stroncare sul nascere.
L’Assemblea No Leonardo Fvg non intende limitarsi a solidarizzare e a sostenere chi è oggetto di provvedimenti amministrativi e intimidazioni di ogni genere; è necessario denunciare pubblicamente l’uso dei dispositivi repressivi e contribuire a ricreare un contesto di lotta che li vanifichi. Annunciamo pertanto che a Gorizia il giorno 6 dicembre avrà luogo, in Piazza della Vittoria, davanti alla Prefettura, un presidio contro la repressione, contro le armi dell’imperialismo, per la libertà dei popoli, per la Palestina libera!
Assemblea No Leonardo Fvg
16 novembre 2025 leonardo.assassina@proton.me
STOP AL P4NICO!

Dal testo di presentazione:
<Scritto nel pieno dispiegarsi della violenza genocidaria dello stato coloniale sionista e della violenza della macchina ideologica e propagandistica che martella permanentemente per negare l’esistenza del popolo palestinese nella sua essenza, ontologicamente, Ritorno a Gaza è un documento della pratica di resistenza nella diaspora di donne palestinesi di seconda generazione in Italia. Fa comprendere con chiarezza la condizione palestinese raccontata con e da voci palestinesi attraverso percorsi personali che riflettono sull’identità, sulla memoria e sulla storia, che emergono nei diversi scritti sempre con un segno politico e collettivo, radicate nella storia palestinese, nella sua resistenza anticoloniale e resilienza. Scritti che denunciano e contrastano il discorso “per” e “sull”‘altro, tipiche dell’approccio orientalista, razzista, paternalista e umanitarista basato su una concezione coloniale condivisa – in quanto suo elemento strutturale – dall’occidente capitalistico. Un libro per comprendere anche il modo in cui la lotta anticoloniale palestinese – che parla il linguaggio pratico-concettuale della resistenza, in tutte le sue espressioni, e dell’autodeterminazione – è percepita e recepita dal contesto italiano, che sconta un processo depoliticizzante lungo almeno 40 anni, dove la memoria di pratiche politiche collettive è stata cancellata e l’agire politico viene stigmatizzato.
Ne parliamo con Mjriam Abu Samra, curatrice del libro.>

✓ La guerra moderna, una morte senza resti
✓ Uscire dalla legge, entrare nella rivoluzione
Il ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) ha revocato l’accreditamento del corso di formazione online per docenti La scuola non si arruola, previsto per il 4 novembre e promosso dal Centro Studi CESTES e dall’Osservatorio Contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università. L’iniziativa, alla quale si erano già iscritti oltre mille insegnanti, intendeva affrontare i temi della pace, del riarmo e del ruolo della scuola di fronte ai conflitti. Il ministero ha motivato la decisione sostenendo che il corso «non appare coerente con le finalità di formazione professionale del personale docente» e che i contenuti proposti risultano «estranei agli ambiti formativi riconducibili alle competenze professionali». Gli organizzatori denunciano una grave violazione della libertà di formazione e di espressione del personale scolastico. I legali del CESTES, intanto, sono al lavoro per tutelare il diritto dei docenti a una formazione libera e consapevole.

Imprigionati in un mondo in guerra
