A Trento contro il G7/ contro l’Intelligenza Artificiale

Il comunicato/ testo dell‘Assemblea romana contro il green pass in sostegno del corteo contro il G7 sull’IA di Trento del 9 marzo prossimo (concentramento ore 15, piazza Duomo) e le mobilitazioni nei giorni seguenti.

Contro_il G7_IA

– CONTRO IL G7 –
– CONTRO L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE –

Il 15 marzo ci sarà a Trento una riunione del G7 sull’Intelligenza Artificiale (IA) a cui parteciperanno i ministri per l'”innovazione”. Quando si parla di IA la gente normalmente immagina dei robot che con sembianze semi umane si aggirano in un’atmosfera un po’ fantascientifica facendo lavori al posto degli umani, quindi è molto difficile spiegare che si tratta invece di un progetto di chi detiene il potere, un progetto a tutto campo e anche molto pericoloso. L’IA è una disciplina per l’ingegnerizzazione e il funzionamento di macchine basato sull’informatica, dalle dimensioni più grandi alle micro. Macchine che cercano di conoscere, imitare e “potenziare” (o meglio modificare) l’intelligenza umana, le sue funzioni cognitive e i comportamenti sociali. Ciò avviene con processi di apprendimento automatico, generazione profonda di contenuti tramite “reti neurali”, sistemi di interconnessione tra sensori, macchine, protesi e cervello o altri organi umani.
Le “tecnologie convergenti” guidate dall’approccio cibernetico cercano di integrare in
un’unica piattaforma “intelligente” l’informatica quantistica, la robotica, i nanomateriali, le biotecnologie, la sensoristica, le neuro-tecnologie, la psicologia   economico comportamentale e l’analisi delle reti di comunicazione sociale. Questi sistemi si basano
sulla capacità di assimilare moli grandissime di dati, elaborarli e dare soluzioni a problemi
complessi in tempi molto veloci. Possono essere usati nei più svariati campi, da quello militare a quello medico, dalla gestione ambientale all’agricoltura, dall’organizzazione dello Stato a quella di fabbrica, dal sistema scolastico a quello giuridico, dalla narrativa, al cinema, alla propaganda politica, al giornalismo. Anche per questo la loro applicazione non incontra grosse resistenze.

Chiaramente le previsioni, le soluzioni e le narrazioni sfornate dall’IA dipendono dai dati che vengono inseriti e dagli algoritmi con cui sono modellate. I dati possono essere assolutamente falsi e funzionali ai risultati che si vogliono ottenere, ai mondi che si vogliono creare. Gli obiettivi e gli interventi sono sempre determinati da indirizzi politici dei poteri, benché i risultati cui ci si dovrebbe affidare siano quasi sempre molto incerti se non palesemente errati. Il fideismo tecnocratico produce automatismi e condizionamenti a tutti i livelli, con un’aura di presunta saggezza, neutralità e inevitabilità che tende a restringere sempre più la possibilità di critica e lotta politica.
E’ evidente che in questo momento storico, per riuscire a riprodursi, il potere ha particolare necessità di gestire e trarre profitto dal crescente caos emergenziale che genera, limitando i gradi di libertà all’interno del sistema. Ha ora in mano strumenti impensabili fino a poco tempo fa, che possono permettere un più ampio ed efficiente controllo, organizzazione e sfruttamento della intera vita dei subalterni e di tutte le altre “risorse”, viventi e non.
Per far funzionare al meglio l’IA al potere serve l’estrazione del maggior numero possibile di dati, l’omologazione e la prevedibilità dei fenomeni (in primis quelli umani) così che l’IA possa elaborarli più facilmente. Da qui la sorveglianza sociale e territoriale serrata, l’applicazione delle peggiori tecnologie di dominio sui migranti e i marginalizzati, il proliferare di leggi e regolamenti che codificano ogni condotta, l’indirizzo dei comportamenti attraverso i meccanismi della premialità, dello stigma sociale e della punizione (repressione o isolamento), le smart cities, l’industria e
l’agricoltura 4.0, l’internet delle cose, la digitalizzazione spinta che il potere sta mettendo in atto a cominciare dai rapporti cittadini-pubblica amministrazione e dal “tempo libero”.
Il sistema di potere sta operando una grande trasformazione della società e la vuole mettere in atto con la collaborazione delle classi subalterne. Non è tollerato il disinteresse o la disconnessione, bisogna essere attivi e partecipi della nostra stessa oppressione,
adeguandosi alle condizioni imposte e disegnando la propria gabbia. L’artificializzazione e la virtualizzazione portano all’espropriazione e al depotenziamento crescente delle facoltà, dei saperi pratici e delle autonomie umane oltre all’alterazione degli ecosistemi. Così i fenomeni sono ridotti solo alle loro caratteristiche computabili e surrogabili, senza tutta la loro irriducibile complessità.
Per questo è necessario opporsi, sabotare e reagire, anche nella quotidianità: le intelligenze umane, così come gli ecosistemi, per fortuna non hanno sempre risposte standard e sanno essere imprevedibili, originali, diversificati e creatori. Del resto i crescenti costi materiali ed energetici per garantire il controllo, l’efficienza e la sicurezza delle macchine “intelligenti” si scontrano con i sempre più evidenti limiti ecologici e sociali.
La classe al potere non è un unicum, anzi al suo interno ci sono lotte violente riguardo al percorso intrapreso sull’IA. Alcune fazioni capitaliste nutrono delle preoccupazioni; sono però nettamente minoritarie. Gli enormi conglomerati finanziari e istituzionali angloamericani (con gli europei a rimorchio e quelli dei BRICS in concorrenza) spingono in maniera forte su questa strada per cercare di non perdere la supremazia imperiale. L’impiego dell’IA è di fondamentale importanza per gli assetti geopolitici nella competizione economica internazionale e nella progressiva guerra militare mondiale diffusa. In particolar modo attraverso lo sviluppo delle tecnologie civili e militari si rafforza il predominio degli Stati imperialisti che ne detengono il possesso determinando sfruttamento, miseria e crudele repressione per le popolazioni della maggior parte del mondo.
Israele è sempre stato all’avanguardia in queste tipo ricerche e applicazioni sul campo, sia in ambito civile che militare e che la sua economia e i suoi progetti coloniali siano sostenuti dalla grande finanza e dagli Stati occidentali. In queste ore stiamo assistendo all’ennesimo massacro da parte dell’esercito israeliano. Più di 100 persone trucidate a colpi di arma da fuoco mentre tentano di raggiungere i camion che trasportano le poche derrate alimentari che riescono a oltrepassare il confine di Gaza. Alla sistematica opera di distruzione di case, ospedali, campi profughi e vie di comunicazione si aggiunge il diabolico progetto di lasciar morire di fame quanti cercano un riparo o un sacco di farina. Questa situazione, lungi dall’essere una contingenza di guerra, è contemporaneamente il prodotto del colonialismo d’insediamento in terra di Palestina e il più grande esperimento di carcerazione di massa della storia. Il militarismo sionista ha realizzato in
Cisgiordania e a Gaza quella società dei varchi altamente tecnologizzata che con altre forme e violenza viene imposta gradualmente alle nostre latitudini. Una volta che il territorio sarà saturo di sensori, telecamere, microfoni, control room ed IA sarà molto più facile gestire chi osa ribellarsi allo stato di guerra permanente e globale che ci attende. Quando non direttamente eliminata, la massa non più sfruttabile perché sostituita dal lavoro di macchine e IA, va solo amministrata. La Smart City è ristrutturazione del capitale e controllo delle masse eccedenti.
Per questo motivo sostenere senza condizioni la resistenza degli sfruttati palestinesi è un
primo ed indispensabile passo per combattere la ristrutturazione ed il fideismo della società del controllo tecnologico e il destino che ci riserva. Lo Stato italiano è in prima linea nel sostegno all’opera colonizzatrice di Israele e le collaborazioni con centri di ricerca, fondazioni e industrie italiane sono innumerevoli, in particolare nel territorio trentino dove in città si sperimentano già le tecnologie di sorveglianza più avanzate e anche a Roma nel polo tecnologico tiburtino o con diversi enti di ricerca. Il confine tra società civile e amministazione tecno-militare è sempre più labile, come nell’intrusione del militarismo nelle scuole o “l’integrazione delle caserme nel tessuto sociale”. Si vedano i progetti Smart military District e “Caserme Verdi” dell’esercito italiano (con
ENEA) che dovrebbero applicarsi anche a Roma (Castro Pretorio e Cecchignola).
A Roma il Piano Smart City prevede molte “innovazioni” in termini di controllo, tra cui per esempio i varchi elettronici che stanno per entrare in funzione e segnano il confine della enorme ZTL Fascia Verde, scatole nere a collegamento satellitare sulle automobili di cui verrà limitata la circolazione e un monitoraggio informatico centralizzato di tutti gli accessi, lo Smart Citizen Wallet (patente a punti del buon cittadino), l’aumento smisurato della videosorveglianza per garantire la “sicurezza” del Giubileo 2025 o una sala unica di controllo delle forze dell’ordine basata sull’IA. Anche a Roma è prevista una riunione del G7 sull’IA tra i garanti della privacy dal 9 all’11 ottobre prossimi.

È necessario rompere il silenzio che i governi vogliono far passare per assenso alle politiche di disciplinamento e morte. Per questo sosteniamo il corteo contro il G7 sull’IA di Trento del 9 marzo prossimo (concentramento ore 15, piazza Duomo) e le mobilitazioni nei giorni seguenti.

Roma, 1 marzo 2024                                              ASSEMBLEA ROMANA NO GREENPASS
  nogreenpassroma.noblogs.org

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