La Parentesi di Elisabetta del 26/03/2014

 “Chi detesta l’America, detesta se stesso” 

Da alcuni anni, si è diffusa una strana neo-lingua
il cui vocabolario , apparentemente, è sorto dal nulla. Globalizzazione,
flessibilità, governance, tolleranza zero, post-modernità, post-femminismo,
legalità, non-violenza…tutte parole accompagnate dall’oblio e dalla damnatio
memoriae di altre parole come capitalismo, classe, lotta di classe,
sfruttamento, colonialismo, patriarcato, accomunate dalla condanna di essere
“obsolete” e, comunque, “superate”.
Tutto questo è imperialismo culturale che si fonda su un rapporto di
comunicazione che ha fatto tabula rasa delle conquiste sociali ed economiche di
cento anni di lotte, oggi presentate come retrive e/o superate, come nel caso
del femminismo, perché si è “ottenuto tutto”.
E’ l’ideologia neoliberista che si fonda su un rapporto di comunicazione teso
ad ottenere la sottomissione.
Questo rivolgimento simbolico si è affermato grazie ai media, ai think tank, ai
teorici socialdemocratici , alle prefiche della non- violenza e alle vestali
della legalità.

E’ un progetto insieme ideologico ed economico.

Questa griglia di lettura, d’impianto statunitense, passata in Europa prima
attraverso l’Inghilterra, comporta una forte spoliticizzazione.
In poche parole, si è imposto il concetto del bilancio, tutto sommato
positivo, del capitalismo che, oggi, vedi le guerre “umanitarie”, è un
capitalismo dal volto umano.
La fase attuale ha la sua principale caratteristica nell’offensiva

degli Stati Uniti, volta a far assumere a questi il ruolo di Stato
del capitale e, in quanto tale, teso ad assoggettare con ogni mezzo a
disposizione tutte le potenze rivali.
Ottenere, a tutti i costi, il dominio egemonico, è, per gli USA, un imperativo
imposto dalle condizioni oggettive al fine di superare la spaccatura
strutturale tra capitale transnazionale e Stati nazionali.
Da qui, l’attacco all’Europa che ha le radici profonde nel disprezzo della
democrazia e dello Stato sociale inscritti negli Stati europei e che, oggi, si
basa sulla necessità di impedire l’unificazione dell’Europa, di sgretolarne la
moneta ed il mercato unico.
Infatti , Henry Kissinger, in un discorso intitolato “L’anno dell’Europa”,
consigliava agli europei di esercitare le loro “responsabilità regionali” nel
quadro globale di un “ordine mondiale” determinato dagli Stati Uniti.
Ogni soluzione indipendente era, dunque, già condannata.

Gli Stati Uniti impongono al resto del mondo categorie di
percezione analoghe alle loro strutture sociali, rafforzando, così, le pretese
universalistiche.
Attraverso il ragionamento binario, costruito compiutamente, l’ alternativa è
fra essere individui, partiti, Stati “democratici” e “capitalistici” nella
versione “americana” oppure “terroristi”.
E, in un delirio di onnipotenza, avendo sostituito il vangelo con il mercato,
Gerusalemme con Washington, Gesù con l’America, si arriva ad una considerazione
degna delle pagine più impegnative della Bibbia “Chi detesta l’America, detesta
se stesso” ( News Week- 31 gennaio 2000).

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