
dall’ Assemblea Popolare di Busto Arsizio
La Smart City è una città “intelligente” che usa Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (ICT) di ultima generazione, capaci di produrre un’enorme quantità di dati (attraverso sensori, telecamere, smartphone, dispositivi Internet delle Cose) e analizzarli attraverso l’IA e algoritmi, in tempo reale. La città diventa dato, come ogni nostra azione e comportamento, funzionale al controllo ma anche alla riorganizzazione della vita. Infatti, si è materializzata la possibilità concreta di organizzare la vita in una maniera nuova, grazie al rapporto simbiotico tra dispositivi tecnologici e dati.
Onnipresenza di tali dispositivi ed estrattivismo dei dati dalle vite singolari e collettive sono i binari della nuova organizzazione sociale contemporanea: quella che al possibile della vita ha sostituito il probabile del calcolo. La vita non sarà più qualcosa da scoprire, da soli o assieme, nei vastissimi ed infiniti spazi profondi del possibile, dell’incontro casuale, dell’errore, dell’imprevisto e dell’imprevedibile; no, sarà invece un calcolo, dove un evento si calcola probabilisticamente (aggregando e rielaborando dati che riguardano l’evento in questione) per prevedere cosa succede poi, e quindi avere la capacità di influenzare direttamente o indirettamente gli accadimenti.
La realizzazione della Smart City è possibile unicamente grazie alla rete 5G, che permette l’elaborazione e il trasferimento di una gigantesca mole di dati. Non è un caso che proprio in questi ultimi mesi abbiamo visto a Busto Arsizio la proliferazione di antenne 5G. Di recente a Busto Arsizio sono state installate anche 20 telecamere (l’intento del sindaco Antonelli è di arrivare a 100 entro 2 anni) collegate in diretta con la sala operativa della Polizia Locale, la cosiddetta Control Room, che utilizza un software di Intelligenza Artificiale (IA); un sistema, costato 180.000 euro, interconnesso con le sale operative del Commissariato di Polizia e della Caserma dei Carabinieri. Si tratta della videoanalisi di tipo predittivo che analizza in diretta le immagini delle telecamere per riscontrare comportamenti e situazioni ritenuti “anomali” e segnalarli con un “alert” nel giro di 2-3 secondi all’operatore della Control Room. Oltre a quelle collegate in diretta nella sala operativa, il software è in grado di analizzare a posteriori le immagini di tutte le 145 telecamere presenti sul territorio comunale e di tutti i dispositivi disponili, inclusi bodycam e smartphone, tramite un sistema che compatta ore intere di girato eliminando gli spazi vuoti e recuperando solo le immagini utili ad eventuali indagini, consentendo all’operatore di fare ricerche mirate e rapide attraverso filtri e algoritmi IA (pare, inoltre, che non sia più necessario neanche il riconoscimento facciale: l’IA è in grado di identificare una persona da abbigliamento accessori e vari dettagli).
Nel progetto Smart City rientra la “riqualificazione” di diverse aree in città, come quelle delle stazioni Nord e dello Stato e il quartiere Beata Giuliana dove è prevista la costruzione dell’ospedale unico. Questi progetti si inseriscono in un disegno di ridefinizione urbanistica in funzione della circolazione delle merci, dei consumatori e dei mezzi militari (considerando la presenza della vicina Base NATO di Solbiate Olona e il progetto NATO Urbanization 2035). In quest’ottica il 5 maggio di quest’anno alla Cargo City dell’Aeroporto di Malpensa, già collegato per via ferroviaria ad entrambe le stazioni di Busto Arsizio, è stato inaugurato il nuovo Ufficio Operativo del 1° Gruppo Ricezione e Smistamento dell’Aeronautica Militare, “consentendo un sensibile potenziamento delle capacità doganali e un’ulteriore riduzione dei tempi di transito dei materiali e dei sistemi d’arma destinati ai Reparti della Forza Armata”. Le città intelligenti sono sempre più studiate in ambito NATO, come i teatri in cui si svolgeranno i futuri conflitti armati. Ambienti urbani in cui la NATO sperimenta scenari virtuali o reali di combattimento che vedono gli apparati militari prendere il controllo dell’infrastruttura tecnologica presente, dai sensori ai centri di controllo come le Smart Control Room. Tutti i sistemi tecnologici che sostengono le nostre città intelligenti devono essere configurati secondo principi di interoperabilità e dualuse per permettere ai sistemi militari di utilizzare la struttura tecnologica delle città.
Israele è il centro e il laboratorio delle nuove tecnologie belliche, che sono soprattutto cibernetiche, e delle tecnologie di sorveglianza di massa. Le esporta in tutto il mondo, a tutti gli stati che se ne servono contro minoranze interne e dissidenti. Le sperimenta sul campo, sul popolo palestinese. Digitalizzazione e militarizzazione delle infrastrutture civili, processi di comando e controllo, l’utilizzo di sistemi autonomi, tutto questo lo troviamo già all’interno di molte smart cities. La stessa dottrina militare di guerra centrata sulle reti civili e militari integrate si manifesta in tutta la sua volontà di dominio e distruzione in Palestina, dove Israele utilizza l’informazione estorta alla popolazione e la trasforma in vantaggio competitivo, raggiungendo gradi di letalità senza precedenti. Consapevoli del ruolo della città in cui viviamo come campo di battaglia, sappiamo che rompere la normalità dei meccanismi di pacificazione urbana è il primo passo per rifiutarci di servire da massa di manovra.
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