Riceviamo e pubblichiamo
La resistenza non si arresta! La resistenza non si processa!
Per questo vi invitiamo a partecipare all’assemblea per la costruzione della mobilitazione, lunedì 17 giugno 2024 – ore 17:00 al Nuovo Cinema Aquila.

LA RESISTENZA NON SI ARRESTA! LA RESISTENZA NON SI PROCESSA! LIBERTA’ PER ANAN, ALI E MANSOUR
Nel pieno di una guerra che, ad oggi, ha mietuto oltre 35mila morti, Israele è stata portata davanti alla Corte Internazionale di Giustizia, la quale ha ritenuto vi fossero i presupposti per procedere per genocidio. Contestualmente, lo scorso gennaio, mentre già si contavano decine di prigionieri politici palestinesi uccisi nelle carceri israeliane per tortura e negligenza sanitaria, con numerose testimonianze di torture e abusi, l’Italia ha comunque deciso di dar seguito a una richiesta di estradizione avanzata dalle autorità israeliane a carico di Anan Yaeesh, un palestinese residente in Italia, rimettendo quindi la decisione al piano giudiziario.
Questo episodio si inserisce in un quadro più ampio di repressione della resistenza palestinese, sia all’interno dei territori occupati che a livello internazionale, Italia inclusa. Le azioni intraprese dal governo italiano, in collaborazione con Israele, sollevano preoccupazioni significative riguardo alla protezione dei diritti umani e alla legittimità della resistenza palestinese nel contesto del diritto internazionale.
Ed è così che, nel pieno dispiegarsi della violenza colonialista israeliana, un fronte di diretta repressione della resistenza palestinese si apre anche sul territorio italiano. A gennaio l’Italia riceve una richiesta di estradizione da parte del suo alleato: Israele vuole Anan Yaeesh, residente in Italia dal 2019 con lo status di protezione umanitaria: un palestinese di Tulkarem che per la sua partecipazione alla seconda intifada ha già scontato il carcere e subìto gravi ferite provocate da un agguato delle forze speciali israeliane, in quello che a tutti gli effetti è stato un tentativo di esecuzione extragiudiziale. I giudici della Corte d’Appello de L’Aquila rigetteranno, a marzo, la richiesta di estradizione per «la concreta possibilità che [nelle carceri israeliane] venga sottoposto a tortura» ma, non a caso il giorno prima dell’udienza, e solo dopo aver acquisito informazioni (con macroscopiche forzature procedimentali), scatta un ulteriore mandato di arresto nei confronti di Anan e dei suoi coinquilini, Ali Irar e Mansour Doghmosh, che, per presunte azioni di resistenza nei Territori Occupati, si trovano quindi da marzo scorso nelle carceri italiane con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo internazionale (art. 270-bis c.p.). Continua a leggere→