Smart cities, guerra e controllo sociale

Trento, giovedì 29 maggio, Spazio Anarchico “El Tavan” ore 19

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La Parentesi di Elisabetta del 24 maggio 2025/Il corpo a singhiozzo

Femminismo e Smart City

Il corpo a singhiozzo.

Elisabetta Teghil

[…] per costringere le persone a lavorare al servizio di altri, che si trattasse di lavoro pagato o meno, il capitalismo ha sempre dovuto ristrutturare l’intero processo della riproduzione sociale, rimodellando il nostro rapporto con il lavoro oltre al nostro senso d’identità, di spazio e tempo, e della nostra vita sociale e sessuale […] S. Federici, Oltre la periferia della pelle, D. Editore p.135

Ma quale Stato, ma quale Dio,Sul mio corpo decido io! (slogan gridato dal femminismo nelle piazze)

Il corpo è mio, dello Stato o del mercato? (striscione della coordinamenta, 25 novembre 2022)

<È tempo di passare dalla pianificazione urbanistica alla pianificazione della vita urbana.> Manifesto della Città dei 15 minuti di Carlos Moreno

La questione del corpo è sempre stata al centro delle teorizzazioni e delle pratiche femministe perché la nostra storia, la nostra memoria e la nostra esperienza ci hanno fatto comprendere l’importanza che la gestione dei corpi riveste per il potere.

Ogni volta che il capitalismo ha avuto la necessità di ristrutturare il processo produttivo ha messo le mani sui corpi direttamente e indirettamente. Ha chiuso i corpi fuori dai terreni comuni con le enclosures, ha bruciato direttamente i corpi refrattari con la caccia alle streghe, li ha marchiati come schiavi, li ha costretti ad accettare la ridefinizione del tempo e dello spazio, gli orari della fabbrica e della scuola ma anche quelli del tempo di lavoro e del tempo libero, ma anche quelli di quando è opportuno sposarsi e non sposarsi, fare figli o non farli…l’arco della giornata, l’arco dell’anno e l’arco della vita scanditi da tempi, modi, spazi definiti per noi dal capitale a seconda delle sue necessità. Ha diviso i corpi delle sante da quelli delle puttane a seconda degli obiettivi che voleva ottenere dalle donne messe al lavoro sessuale, riproduttivo e di cura. Le puttane le ha chiuse nei bordelli, le sante le ha chiuse in casa con leggi, norme, stigmi adeguati e sempre pronti all’uso.

E’ per questo che quando abbiamo letto nel Manifesto della Città dei 15 minuti di Carlos Moreno

«È tempo di passare dalla pianificazione urbanistica alla pianificazione della vita urbana. Ciò significa trasformare lo spazio della città, ancora altamente mono-funzionale con le sue diverse aree specializzate, in una realtà policentrica, basata su quattro componenti principali -vicinanza, diversità, densità e ubiquità– per offrire a breve distanza le sei funzioni sociali urbane essenziali: vivere, lavorare, fornire, curare, imparare e godere»…«Dobbiamo essere creativi e immaginare, proporre e costruire un altro ritmo di vita, altri modi di occupare lo spazio urbano per trasformarne l’uso. Preservare la nostra qualità di vita ci impone di costruire altre relazioni tra due componenti essenziali della vita cittadina: il tempo e lo spazio».

abbiamo fatto un sobbalzo e improvvisamente tutto quello che in questi ultimi anni avevamo analizzato, cercato di capire, denunciato è andato a sintesi.

Ci siamo ribellate in tempi diversi, in modi vari, alla gestione dei nostri corpi da parte di altri, da parte degli uomini, da parte del potere, il modo di produzione patriarcale e quello capitalista sono intrecciati, qualcosa abbiamo ottenuto…qualche briciola concessa, abbiamo creduto di essere finalmente padrone dei nostri corpi, ma non era vero. Ci siamo di nuovo affidate a chi decideva per noi i tempi, i modi e gli spazi del vivere. Abbiamo permesso che medicalizzassero i nostri corpi, con il nostro entusiasta consenso, che mercificassero la nostra capacità riproduttiva, con la nostra entusiasta partecipazione, abbiamo accettato di mettere in gara i nostri corpi nella corsa alla meritocrazia, alle fettine della torta per dimostrare di nuovo al capitale e agli uomini che eravamo brave anche noi, che anche noi avevamo dei corpi in grado di sottomettere altri corpi…abbiamo venduto i nostri corpi e le nostre menti al miglior offerente…in primis agli esperti di tutti i tipi. Sì, è vero, in questi anni abbiamo ottenuto qualcosa ma evidentemente non abbiamo capito. Sì, è dura da digerire capire di non aver capito, ma questo non deve impedire a un femminismo che non è più femminismo di riflettere su quello che è successo e sta succedendo e tornare sui suoi passi. Perché di solito invece accade che chi ha intrapreso una strada contro se stessa poi non lo vuole assolutamente ammettere e non solo ficca la testa sotto la sabbia ma difende posizioni indifendibili. Non tutte le femministe per fortuna, ma veramente poche. E chiaramente queste parole sono per le femministe in buona fede, non certo per le patriarche che sanno benissimo quello che fanno.

Quando, durante la così detta pandemia, il potere ha decretato che dovevamo stare chiuse in casa contro ogni buon senso, quando ha instaurato coprifuoco, divieto di assembramento e di circolazione, stato di emergenza prova di stato di guerra, stigma e punizione, quando ha medicalizzato ogni nostro atto quotidiano, quando ha diviso le persone in persone di serie A e di serie B a seconda se possedessero un lasciapassare o no, quando è stato negato l’accesso al lavoro e allo stesso vivere quotidiano a chi non lo aveva, quando i nostri corpi sono stati coartati in maniera così eclatante perché il così detto femminismo non è insorto ma anzi si è messo dalla parte del potere? Avevamo a disposizione tutti i mezzi necessari per decidere da sole, per organizzarci da sole, per capire…li avevamo lì davanti, ce li avevano dati anni di esperienza, di storia e di memoria…e il così detto femminismo che va per la maggiore si è consegnato al nemico. Ribadisco, non tutte per fortuna, ma veramente poche.

L’interesse per il corpo è evidente che è a singhiozzo, meramente utilitaristico e categoriale, estremamente fuorviante e anche pericoloso perché asservito alle ragioni politiche che governano questa società. Questo “femminismo” si agita sulle restrizioni all’aborto, sulle difficoltà delle transizioni di genere oppure sulle quote rosa oppure sui tetti di cristallo…ma dove si agita? All’interno delle gabbie che hanno predisposto per noi, gabbie visibili e invisibili come galline dentro i pollai. E si beccano e starnazzano e ogni tanto qualcuna viene presa e le viene tirato il collo, ma tutto continua come prima. E’ possibile che non si accorgano di quello che è successo e sta succedendo? Continua a leggere

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Sanremo 25 maggio:Presidio al carcere

Presidio solidale al carcere di Sanremo/Stecco libero!

ilrovescio.info

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Ascoltate questa sera Zardins Magnetics/giovedì 22 maggio 2025

Zardins Magnetics di giovedì 22 maggio 2025

Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.

Gli argomenti:

-Al di là di opinioni e di polemiche, al di là del verbalismo social, la gioia di stare assieme e la passione collettiva per poter rompere l’incantesimo spettacolare

Ascolta la diretta:
FM 90.0 MHz
https://radioondefurlane.eu/

Riascolta le trasmissioni passate:
https://zardinsmagneticsradio.noblogs.org/

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Il 5 ottobre c’eravamo tutte

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ALLE 5 DI STAMATTINA,SABATO 17 MAGGIO 2025, È INIZIATA L’OPERAZIONE”GIDEON CHARIOTS”.

Riceviamo e disperate pubblichiamo

ALLE 5 DI STAMATTINA, SABATO 17 MAGGIO 2025, È INIZIATA L’OPERAZIONE “GIDEON CHARIOTS”.

È la fase finale dello sterminio e della pulizia etnica di oltre 2
milioni di palestinesi.
Le orde assassine, gli sterminatori di donne e bambini, – nemmeno si possono più chiamare esercito, – hanno lanciato un assalto su vasta scala a Gaza via terra, via mare, via aria.
Civili inermi, bambini, donne, persone fragili, stremate e affamate che dopo oltre 550 giorni di bombardamenti missilistici, ora con l’operazione Gideon Chariots, vengono trucidati e deportati senza nessuna pietà, senza più alcun ostacolo.
Gli elicotteri da guerra israeliani, in queste stesse ore imperversano su Khan Yunis.
La marina con le navi ormeggiate a largo di Gaza, sta bombardando la costa.
La fanteria israeliana con l’artiglieria e i mezzi corazzati è entrata in forza nel Nord striscia di Gaza, sparano a tutto ciò che si muove.
L’obbiettivo è chiaro e dichiarato, non ci sono più equivoci, né ostaggi, né altre motivazioni a giustificazione, lo scopo è sterminare più persone possibili, al tempo stesso spingere i civili sopravvissuti, verso il Sud della striscia di Gaza, rinchiuderli dentro un’area di 45 km quadrati a ridosso dell’Egitto, ammassarli peggio delle
bestie al macello, in una zona ristretta e senza via di fuga, dove non c’è altro che terra desertica, senza acqua, senza cibo, senza ospedali né strutture sanitarie, senza niente di niente.
L’obbiettivo è tenere rinchiusi i sopravvissuti palestinesi, disporre a piacimento delle loro vite dentro o quella piccola striscia di terra, sfinirli di fame e stenti, e come unica alternativa alla morte fra atroci sofferenze, imporgli la deportazione forzata verso altri paesi.
Siamo dinanzi alle fasi finali di uno sterminio. Quello che viene fatto oggi al popolo palestinese, domani potrà essere fatto con altri popoli, per il solo fatto che esistono e resistono, rappresentando un intralcio alle mire folli e criminali di qualcuno.

L’occupazione uccise 200 cittadini e ne costrinse allo
sfollamento 300.000 in 48 ore.
domenica 18 maggio 2025, ore 9:01 – ora di Gerusalemme
Ramallah – “Al-Quds” Dot Com –

L’ufficio stampa del governo di Gaza ha annunciato sabato che l’esercito israeliano ha
ucciso più di 200 civili, ne ha sfollati con la forza circa 300.000 dalla Striscia di Gaza
settentrionale a Gaza City e ha distrutto quasi 1.000 unità abitative in sole 48 ore,
nell’ambito della sua guerra di sterminio contro i civili.
L’ufficio ha affermato in una nota: “In un nuovo crimine che si aggiunge al sanguinoso
record dell’occupazione israeliana, più di 200 martiri sono stati uccisi nelle ultime 48 ore solo nel governatorato di Gaza settentrionale, in una serie di massacri in corso”.
Ha aggiunto: “L’esercito israeliano ha inoltre distrutto completamente o parzialmente più di 1.000 unità abitative, costringendo più di 300.000 civili a spostarsi verso la città di Gaza, che non dispone delle infrastrutture necessarie per ospitarli”.
Ha sottolineato che “circa 140 martiri restano sotto le macerie, perché l’esercito di
occupazione ha deliberatamente impedito alle ambulanze e agli equipaggi della
protezione civile di raggiungere i luoghi dei bombardamenti, in flagrante violazione del
diritto internazionale umanitario”.

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Quando l’ideologia si spaccia per storia…

di Nicoletta Poidimani  https://www.nicolettapoidimani.it/?p=2264

I pennivendoli nostrani, si sa, insistono col riscrivere la storia della Palestina facendola partire dal 7 ottobre 2023, servi fedeli di una narrazione falsa che mira a rimuovere quasi un secolo di oppressione coloniale sionista voluta e appoggiata dai paesi capitalisti e dall’Inghilterra in primis.

La riscrittura ideologica e falsificante della storia, ormai diventata uno sport nazionale, investe ogni ambito. È lampante il tentativo di cancellare la verità di ogni resistenza e di ogni rivolta, per quanto parziale.

È il caso, ad esempio, di un articolo del 2006 ripubblicato oggi su Repubblica on line dedicato al movimento “omosessuale” – e che non si dica mai anche lesbico e trans, mi raccomando! – in Italia. L’autore, un giornalista che scrive articoli e libri di cucina (ah, ecco…), fa risalire la nascita di tale movimento a Torino. Complimenti!

Come io e Paolo Pedote abbiamo ricordato già anni fa nella Prefazione di We Will Survive! Lesbiche gay e trans in Italia (Mimesis 2007, poi ripubblicato nel 2020) il primo atto di rivolta gaya avvenne il «5 aprile del 1972, quando un gruppo di militanti del Fuori! e di altri collettivi venuti dall’estero, irrompendo in un congresso di sessuologi a Sanremo, mise a nudo l’omofobia dei saperi dominanti e diede il via ad un processo inarrestabile di visibilità militante anche nel paese del “Si fa ma non si dice”».

1972 a Sanremo, caro il mio esperto di gastronomia

Sorge il dubbio che ciò che al signor Trabucco «docente di giornalismo» [!!!!] interessava realmente raccontare (e a Repubblica ricordare) in questo articolo di malastoria gaya, fossero la protesta di Pezzana a Mosca e quella di Francone a Teheran. Rimuovendo, ovviamente, sia la critica militante al pregiudizio psichiatrico che divenne visibile nel ’72 a Sanremo, sia ciò che avvenne in Italia nel 2000, quando il Vaticano si scagliò contro lo svolgimento del World Pride a Roma nell’anno del guibileo.

Mi spiace per Lei, signor Trabucco, ma siamo ancora vive/i e siamo ancora qui, per ricordare, testimoniare, documentare. Il mondo, per altro, si estende ben al di là dei confini della Sua Torino…

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Palestina Smart City a Mantova 11 maggio/Interventi

da antifascistecontroilpass

Tecnologie per le Guerre ai popoli

Palestina smart city a Mantova. Interventi

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Ascoltate questa sera Zardins Magnetics/giovedì 15 maggio 2025

Zardins Magnetics di giovedì 15 maggio 2025

Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.

Gli argomenti:

“Le bestie gridano agli uomini, a meno che loro non facciano troppo i sordi, W la libertà!”  partiamo da Pierre Clastres sul Discorso della servitù volontaria di Etienne de la Boétie e vediamo che cosa ci apre nella mente, nel cuore e tra le dita.

Ascolta la diretta:
FM 90.0 MHz
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Per far sì che la morte ci trovi vive, e che la vita non ci trovi morte.

Riprendiamo nel titolo l’ultima riga di un comunicato che riteniamo quanto mai importante. ilrovescio.info

UN SUSSULTO

È difficile trovare parole esatte in grado di esprimere con precisione cosa si può provare di fronte all’orrore che ci circonda. Stiamo vedendo l’attuazione della soluzione finale: un piano ben determinato per cancellare un intero popolo dalla terra. Questi mesi di genocidio algoritmico già avevano indicato il vero fine del progetto sionista, che ora nelle parole di Netanyahu si esplicita, forte della copertura incondizionata da parte dell’Occidente. Tutto questo genera in ogni persona ancora in grado di ascoltare il mondo e di ascoltarsi, che non si arrende alla bancarotta morale in diretta, un insieme di sentimenti, tensioni, vibrazioni indescrivibili a parole. Ma chi mantiene la qualità strettamente umana di sentirsi parte nel mondo, quello che non sa esprimere a voce, lo esprime con azioni, seppur piccole ed insufficienti rispetto a quanto ci circonda, ma che quantomeno dimostrano i sussulti etici che non permettono il non agire, che impediscono il silenziamento di quello che proviamo interiormente.

Ecco, ieri c’è stato un sussulto. Anche se insufficiente, anche se ancora troppo poco, c’ stato. In un gruppetto ristretto di compagne e di compagni, non più di 15 persone. Per un’ora e passa il Mc Donald di via Torino\corso del popolo a Mestre è stato chiuso in orario di cena. Ci teniamo a condividere quanto fatto per la sua semplicità e riproducibilità. In poche persone, con qualche bandiera della Palestina, uno striscione, un megafono e dei volantini, con un po’ di forza di volontà si riesce ad interrompere il normale funzionamento e flusso capitalistico di aziende complici del genocidio in corso. Non abbastanza, ma un qualcosa. Un qualcosa che ad intermittenza, con poche forze dalla nostra parte, si può ripetere con costanza e imprevidibilità. E dimostra anche a noi che organizzandosi dal basso possiamo esprimere una potenza e danneggiare chi supporta materialmente, ideologicamente e socialmente il genocidio in corso e più in generale l’entità sionista.

Di fronte a quanto succede, l’azione continua e costante è l’unica strada per evitare la bancarotta morale. Cortei, interruzioni di eventi militaristi, occupazioni, boicottaggi, assemblee e così via sono le armi etiche che dimostrano, in un mondo in cui la morte e la distruzione vogliono essere la norma, che lottare significa prima di tutto lottare per la vita, ma soprattutto per essere ancora vivi. Per far sì che la morte ci trovi vivi, e che la vita non ci trovi morti.

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Dialettica dell’Illuminismo/Un testo molto importante

Un testo molto importante per sapere e per riflettere sull’opera di Adorno e Horkheimer <Dialettica dell’Illuminismo>

di Carla Maria Fabiani

Sintesi della Dialettica dell’Illuminismo di Adorno e Horkheimer (1)

La Premessa degli autori all’edizione italiana
Il testo tedesco della Dialettica del’Illuminismo è un frammento cominciato nel 1942 durante la seconda guerra mondiale. Doveva in realtà costituire l’introduzione alla teoria della società e della storia concepita dai due autori durante il dominio nazista. Il libro perciò risente molto, nella terminologia e nei problemi presi in esame, del contesto storico in cui è stato scritto.
Il tema centrale del libro concerne le tendenze che trasformano il progresso culturale moderno e contemporaneo nel suo esatto contrario (cioè in un vero e proprio regresso). Ma è la stessa ragione illuministica a subire storicamente un vero e proprio rovesciamento, da cui principalmente dipende, secondo Horkheimer e Adorno, la trasformazione del progresso in regresso.
Questo processo dialettico di ribaltamento del progresso nel suo contrario è illustrato da
quell’insieme di fenomeni sociali contemporanei che si dispiegarono in America tra gli anni ’30 e gli anni ’40 del ‘900.
Gli autori affermano altresì di non aver voluto né potuto fornire una teoria sistematica di quegli eventi e di questa particolare ‘dialettica’ storica e sociale dal punto di vista economico e politico. Il frammento appare perciò come un testo essenzialmente filosofico.

La Premessa alla prima edizione
Lo scopo che gli autori si erano fin dall’inizio proposti accingendosi a scrivere questo testoframmento era quello di capire perché l’umanità fosse sprofondata in un nuovo genere di barbarie: la società moderna si presentava certamente in progresso dal punto di vista scientifico e tecnologico, ma in crescente decadenza dal punto di vista della cultura.
I due autori riconoscono di aver inizialmente tentato di inserire la loro critica all’interno del quadro culturale e scientifico contemporaneo; anche criticando una particolare dottrina e rifacendosi piuttosto a un’altra. L’organizzazione della scienza in quanto tale – distinta in sociologia, psicologia e gnoseologia – non veniva da loro messa in discussione; il contributo che Adorno e Horkheimer intendevano dare con il loro scritto si sarebbe dovuto mantenere all’interno di questa “organizzazione” scientifica vigente. Il loro voleva essere sostanzialmente un intervento critico antipositivista; una riflessione sullo studio della tradizione scientifica, tale che ricostruisse le linee teoretiche fondamentali della scienza.
Ma, iniziando il lavoro, ciò che immediatamente constatarono fu proprio la crisi della scienza in quanto tale; dell’organizzazione e del senso che la scienza deve avere in una società, che si vuole moderna e in costante progresso. Lo “sfacelo della civiltà borghese” è lo sfondo di questa crisi culturale e scientifica.
La loro condanna del fascismo (2) coincide allora con l’accusa mossa nei confronti di quella tendenza autodistruttrice che è l’Illuminismo (3). E la critica a questo stato di cose deve rifiutare di obbedire al pensiero filosofico attualmente vigente (all’organizzazione della scienza di cui sopra); esso si presenta né più né meno che come una “merce” e l’espressione che questa assume nella lingua non è altro che ideologia e mistificazione: un modo di rendere accettabile ciò che di per sé sarebbe umanamente da rifiutare (4).

Il problema con cui ha a che fare la ‘critica’ non è tanto quello della “strumentalizzazione” della scienza da parte di alcune ideologie; piuttosto è il rischio che la critica stessa ricada nell’ideologia dominante della produzione di merci, la quale è un “processo globale” che tutto abbraccia, anche ciò che gli si oppone. Il riferimento storico è all’Illuminismo dell’Enciclopedia e all’”apologetica” di Comte, la quale trasformò la critica degli enciclopedisti in positiva accettazione della realtà vigente. C’è inoltre un riferimento polemico a tutto quanto il percorso della filosofia del diciottesimo secolo, la quale sembrò rivolgersi contro lo spirito ‘illiberale’ della sua età aderendo alla Rivoluzione Francese, salvo il fatto che poi, con l’avvento di Napoleone, “era già passata dalla sua parte” (5).

Dal punto di vista strettamente teoretico si deve notare la tendenza nella filosofia moderna a trasformare la “critica” in “affermazione”; una tendenza che oggi è diventata la regola. In altri termini, la società contemporanea ha esautorato il pensiero scientifico-filosofico dalla possibilità di esercitare una libera critica del presente, oltreché una ricostruzione sensata di esso. La critica di Adorno e Horkheimer è rivolta contro gli attuali “meccanismi sociali” attraverso i quali la cultura viene prodotta (cinematografia, editoria, sistema educativo, etc.). Sembra vigere una forma di censura ‘spontanea’ anche in chi consuma il prodotto culturale; una autocensura in chi lo concepisce. Questa forma di proibizione al libero esercizio delle capacità teoretico-critiche dell’uomo, apre la strada alla “follia politica”; soprattutto all’incapacità umana di resistere ad essa.

I due autori si rendono conto di trovarsi di fronte a un’aporia, a una difficoltà reale: l’autodistruzione dell’Illuminismo. “Non abbiano il minimo dubbio […] che la libertà nella società è inseparabile dal pensiero illuministico”. Ma esso è intrinsecamente unito a una forte e reale tendenza al regresso e alla distruzione della libertà stessa. Il progresso come tale non è garanzia di libertà; la mancanza di una adeguata critica all’Illuminismo e al progresso presi insieme, porta inesorabilmente ad un’accettazione passiva del “dispotismo”. Porta le “masse tecnicamente educate” alla “paranoia “popolare” [Völkisch : cioè razzista. N.d.T.]”. La debolezza del pensiero teoretico contemporaneo sta proprio nell’inconsapevolezza di questa aporia.

L’Illuminismo è l’idea che la società borghese ha di sé; un’idea che però spesso si blocca, per paura, di fronte alla verità, non sempre rischiarata dal lume della ragione. Quando la realtà si fa intimamente contraddittoria e irrazionale, il pensiero illuministico-borghese non ha il coraggio di criticarla e smascherarla. Così il regresso dell’Illuminismo (“autentico rampollo della civiltà moderna”) a mitologia (irrazionalità) non va ricercato nelle moderne mitologie nazionalistiche, quanto piuttosto nella “paralisi” dell’Illuminismo stesso; una paralisi che condanna lo spirito moderno-contemporaneo alla cecità e all’incapacità di intervenire negativamente e criticamente sulla realtà.

Spesso viene tacciato di “oscurità” quel pensiero che percorre vie non immediatamente visibili e chiare al senso comune; è “il lavoro del concetto” ciò che invece va incoraggiato, in tempi in cui il pensiero, scientifico e non, sembra soccombere sotto il peso di una condanna al regresso e all’autodistruzione. “La condanna naturale degli uomini è oggi inseparabile dal progresso sociale”.

Le potenze economiche riducono all’inferiorità culturale, politica, ecc., gran parte della popolazione, annullando ogni potere decisionale del singolo. Allo stesso tempo portano a livelli finora mai raggiunti il dominio della società sulla natura; le masse e i singoli vengono svuotati da una parte e riempiti (di merci, di beni, di consumi, ecc.) dall’altra. Lo spirito (la cultura e il pensiero di un popolo) viene reificato; diventa una cosa (merce), perciò non è più spirito. “La valanga di informazioni minute e di divertimenti addomesticati scaltrisce e istupidisce nello stesso tempo”. Continua a leggere

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Per Giorgiana e per noi/12 maggio 1977-12 maggio 2025

Certo eravamo giovani, eravamo arroganti, eravamo ridicole, eravamo eccessive, eravamo avventate, ma avevamo ragione. Ciao Giorgiana.

(liberamente tratto da Abbie Hoffman)

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11 maggio/CATERPILLAR/Come se niente fosse

Spettacolo teatrale ore 16-Strike-via Umberto Partini 21 in sostegno della cassa di solidarietà <La Lima>

CATERPILLAR/come se niente fosse/appello agli ultimi umani

pranzo dalle ore 13 a cura e sostegno della cassa di solidarietà <La Lima>

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Per Gaza,per tutta la Palestina

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Ascoltate questa sera Zardins Magnetics/giovedì 8 maggio 2025

Zardins Magnetics di giovedì 8 maggio 2025

Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.

Gli argomenti:

✓ Maledette Frecce Tricolori
✓ “Il modello umanitario è mortale quanto il genocidio”

Ascolta la diretta:
FM 90.0 MHz
https://radioondefurlane.eu/

Riascolta le trasmissioni passate:
https://zardinsmagneticsradio.noblogs.org/

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