God is an american

God is an american

Pubblicato il 17 gennaio 2016 · in Schegge taglienti ·

di Alessandra Daniele

Uncle_SamDevo ammetterlo, anch’io ho paura d’una particolare categoria di extracomunitari. Gli americani.
Questo è anno di elezioni presidenziali negli Usa. Fra i candidati repubblicani, il preferito dagli elettori è Donald Trump, una specie di orrido incrocio fra Briatore e Hitler che sembra un esperimento genetico dell’Hydra, e probabilmente lo è.
Trump è talmente grottesco che alcuni ipotizzano che la sua candidatura sia stata in realtà ideata dai sostenitori di Hillary Clinton per terrorizzare gli elettori, e spingerli a votarla per disperazione.
Il fatto che per la vittoria della Clinton si possa ritenere necessario uno spauracchio così raccapricciante dice tutto su quanto sia stimata.
Gli altri candidati repubblicani emersi finora sono una tetra fila di fotocopie sbiadite dello stesso cliché reazionario, fra le quali Jeb Bush non riesce a distinguersi.
Pare che dopotutto il fratello più furbo fosse George W.
E anche questo dice tutto.
Il bersaniano Bernie Sanders, benché attualmente più popolare della Clinton (come praticamente chiunque, escluso forse il virus Ebola) sembra avere ben poche chance di arrivare davvero alla presidenza. Le sue promesse sarebbero comunque destinate alla stessa fine di quelle di Obama, il premio Nobel per la pace che ha appena ordinato l’ennesimo invio di truppe in Iraq.
Sia che la corsa finale si riduca ancora una volta alla scontro fra le due casate imperiali Bush e Clinton, sia che si trasformi nell’ascesa del clan di Don Aldtrump, ancora una volta, che ne siamo consapevoli o meno, il vincitore avrà diritto di vita e di morte su tutti noi, come un dio meccanico signore degli eserciti, dei droni, e delle security cam.
I media italiani però sembrano perlopiù disinteressati alla competizione, preferendo concentrarsi sulla mansarda abusiva grillina di Quarto, che i renziani festeggiano al grido totòista di “mal costume, mezzo gaudio”, o sulle paranoie degli omofobi per l‘utero in affitto, magari mansardato.
E quando si occupano dello scenario bellico, è per utilizzare le vittime del nemico come chiamata alle armi.
Intanto gli USA continuano a combattere questa Guerra Mondiale senza numero, e tutte le altre che come una Matrioska contiene, da quella politico-economica contro la pan-Germania della Merkel, a quella contro l’imperialismo concorrente della Russia di Putin, al laocoontico mexican-standoff fra le varie fazioni del mondo arabo, alla lotta per il controllo e lo sfruttamento delle risorse naturali e umane che sottende a tutto lo scenario come un attrito di faglia ai terremoti, e che spacca trasversalmente anche il fronte interno.
I’m afraid of americans.
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